Con il suo romanzo d’esordio “Il posto giusto”, la scrittrice napoletana è ospite, domenica 1 ottobre, dalle ore 10 alle 21, a Ricomincio dai libri, la prima fiera libraria a Napoli dai tempi di Galassia Gutenberg, presso l’Ospedale della Pace in via dei Tribunali 181

Esiste per ciascuno un posto giusto. Non è solo un luogo fisico ma soprattutto un luogo dell’anima in cui provare a chiudere i conti nel difficile esercizio di far quadrare il bilancio della vita. Ciascuno sa riconoscerlo, ognuno sa dove sta la sua casa, la radice dell’albero da cui ha messo frutto.

Ề questo il senso della vicenda che, con tratti essenziali e senza ridondanze, Donatella Schisa racconta nel suo romanzo di esordio “Il posto giusto” (L’Erudita).

Con una felice intuizione, Donatella Schisa ripercorre temi fondanti della letteratura meridionale, quali: il valore della memoria e la ricerca di radici. Attraverso il topos del viaggio di ritorno si intrecciano le storie di Nicola e Mercedes. Sono nonno e nipote, voci narranti e protagonisti della vicenda.

Nicola è un orfano che fa ritorno al proprio paese, mette su una famiglia numerosa, prova a leccarsi le ferite dell’emigrante, di chi ha cercato altrove il suo posto nel mondo senza sapere che sarebbe tornato.

Per lui che non si era mai allontanato, davvero quello era l’altrove. Il treno stava mettendo tra lui e le sue origini una distanza che mai più avrebbe ripercorso. Non sarebbe tornato, né si sarebbe più voltato indietro. L’aveva giurato a se stesso, per cui quel viaggio Nicola se lo godé fino in fondo con o spettacolo dei campi in fiore, che accompagnava la sensazione fisica dell’allontanamento progressivo dalla sua vita precedente. Negli anni a venire, quando col pensiero sarebbe tornato a quel viaggio, gli avrebbe attribuito un valore simbolico, il senso di una catarsi, di una rinascita.

Mercedes, testimone della vita di suo nonno e protagonista di un’analoga ricerca, dovrà fare i conti con la propria storia per scoprire che nel patrimonio di memorie familiari e nella sua terra ci sono le chiavi per la sua riconciliazione con la vita.

Ora, però, sono in pace. Con i ricordi, con il mondo, con la sorte e col tempo. Con questa terra.

Lo stile asciutto ed essenziale della Schisa trova il modo di esaltare i sentimenti.

“Il posto giusto” è un romanzo di luoghi, tempi, memorie.

Romanzo di luoghi.

Lei era convinta, insomma, che alla fine di quegli interminabili viaggi in treno, che la portavano come ogni estate dai nonni in Puglia, ma più a sud del sud, in provincia di Taranto, la Puglia era pur sempre una lunga striscia di terra) ci fosse un luogo a parte, dove tutto era bianco e accecante e prossimo più all’oriente del mondo che all’Italia.

Ma, d’altro canto tutta la casa dei nonni era strana.

Nella piazza principale del paese si fronteggiavano due edifici. Da un lato il municipio, sulla cui loggia svettava il tricolore, immobile per assenza di vento, e, dall’altro, il Caffè centrale, che recava sull’imponente facciata una grande insegna.

Micro e macro luoghi hanno quasi la stessa importanza perché esprimono tensioni, affetti, ricordi.

 

 

Romanzo di tempi e di memorie. Romanzo sulla memoria.

La narrazione è condotta per salti temporali. Il racconto di Mercedes procede per frammenti, i ricordi aprono scorci e dettagli minimi danno vita a descrizioni profonde, il punto di vista è quello della bambina, la sua crescita è raccontata seguendo il modello del romanzo di formazione con una grande capacità di cogliere i tratti salienti della sua evoluzione verso la maturità.

Ma i ricordi sono spine nel fianco. Per quanto si cerchi di estirparli, quelli restano lì, saldamente conficcati nella carne e, quando pensi di aver imparato a conviverci, eccoli pronti a saltar fuori. Riappaiono, riacutizzano il dolore e dimostrano che hanno concesso una tregua solo momentanea.

Se i ricordi sono spine nel fianco, perché restano impigliati nel fondo della coscienza, pronti a emergere alla prima frattura, alla prima crepa che si apre nella vita, non si può vivere senza memoria.  In questo senso il romanzo non è solo una storia di memorie ma è un racconto sulla memoria.  Esemplare, collettiva e privata al tempo stesso,  da una dimensione familiare diventa coscienza condivisa della collettività meridionale su cui pesa il tema dello sradicamento e l’esigenza di rifondare la propria appartenenza alla comunità.

Tutto ricomincia da dove sembra finire, come dimostra la suggestiva scena iniziale nel cimitero dove Mercedes va a trovare i suoi nonni e, in fondo, se stessa.

Qui è possibile credere che la vita continui anche dopo la morte. Sotto un’altra forma ma continui. Credere davvero che vi sia una saldatura, un filo continuo senza cesure tra il respiro e la sua mancanza.

Convincente esordio della scrittrice napoletana che ci dispone ad una positiva attesa di sue nuove storie.

Enza Alfano