Guidare un popolo in cammino è un compito da profeti, richiede doti da leader e sacrificio personale. E’ quanto è richiesto ai 35000 sacerdoti nelle 226 diocesi italiane, quasi tutti attivi sul territorio nazionale. Da giorni va in onda uno spot intitolato “Insieme ai sacerdoti”, il cui protagonista è don Diego Conforzi, giovane parroco romano, che invita a donare una parte di sé agli altri, fidandosi e affidandosi a chi ha scelto di donare tutto se stesso agli altri. Con spirito di sacrificio, nel senso di farsi sacro, farsi divino, trasformandosi nel volto di Cristo, che è il volto del Risorto. Nell’ultima enciclica, non a caso intitolata Gaudete et Exultate, il Papa invita chiunque sia in cerca di Dio a vivere la vita diventando espressione della gioia di Dio, partendo dal quotidiano, dalla cui banalità si può discernere tra il bene e il male, optando per il primo nella costruzione di una società più giusta. E’ il messaggio che si vuol lanciare ai fedeli e a tutti i cittadini che in questo periodo sono chiamati a scegliere a chi destinare il proprio 8xmille, oltre che le proprie risorse in termini di tempo ed energia. Un esempio di creazione di opere buone è in Campania, quello di don Antonio Loffredo e della sua parrocchia nel Rione Sanità. Nell’intervista rilasciata al libretto del San Carlo, pubblicato per il concerto natalizio del 22 dicembre di quest’anno, in occasione della prima della sua Orchestra Sanitansamble, invita tutti ad impegnarsi a creare bellezza, perché questa è un’esigenza spirituale che permette all’uomo di alzare il proprio sguardo  e a unire i propri sforzi a quelli dell’altro, così che si possa attuare una trasformazione della redditività di un bene in generatività. Ci vuol dire che alla base della trasformazione del reddito  da guadagno a generatore di benessere condiviso c’è la corresponsabilità economica di una missione comune. Una comunità, per essere tale, deve avere una comunione di interessi che deve trasformarsi in comunione di intenti per generare utili. Dove con “utilità” vogliamo intendere, secondo una corrente filosofica tradizionale, la misura della felicità dell’uomo, il cui “bene” ultimo è proprio la felicità. Don Antonio è amato perché nel Rione Sanità ha guidato la comunità nella creazione di benessere più che di prodotto. Ha trasformato la bellezza di un luogo fatiscente in generatore di felicità. A questa sfida sono chiamati tutti i cittadini di uno Stato di diritto. Nell’incipit della costituzione americana i padri fondatori, memori delle brutture cui erano giunti gli uomini nella guerra civile, scrissero che ogni uomo ha diritto alla ricerca della felicità. Qualcuno è chiamato a guidarci verso la ricerca del bene, inteso come quella felicità che se è mia lo è anche della persona che mi è accanto, perché l’altro è un bene per me.