Il trentatreenne di Grottaminarda, trovato senza vita a fine gennaio, e il suo legame con la Homo Scrivens di Napoli

Domenico Carrara era troppo giovane per morire ma, leggendo i suoi scritti, lo avremo ancora con noi, e per sempre.

Il 29 gennaio 2021, dopo cinque giorni di ricerche piene di speranza, fu ritrovato in un dirupo il suo corpo senza vita. Fatale fu l’escursione che aveva intrapreso.

Sono solo 33, gli anni di Domenico, nativo di Grottaminarda (in provincia di Avellino), che per lavorare si era da poco spostato al nord, a Bienno, in Val Camonica, per un impiego come operatore scolastico.

Era un ragazzo capace di farsi voler bene da subito e con grande facilità entrava in sintonia con gli altri. Difatti, anche nella comunità di Bienno, in breve tempo, si era creata intorno a lui una profonda condivisione di affetti.

Una laurea in Lettere e Filosofia alla Federico II di Napoli e in preparazione una tesi per la specialistica in Filologia su Umberto Eco all’Università di Fisciano, Carrara aveva un’anima speciale, che affidava alle parole che scriveva. Era anche collaboratore giornalistico e molto attivo nel campo dell’associazionismo e del volontariato.

C’è chi si lamenta della pioggia” è il libro di Domenico Carrara che la casa editrice napoletana Homo Scrivens pubblicò a fine 2014. In questi giorni, l’editore, Aldo Putignano, ha scelto di farne scaricare gratuitamente l’e-book in versione kindle o epub. Le informazioni relative sono rinvenibili sul sito: www.homoscrivens.it.

Putignano è stato legato a Domenico anche da un intenso sentimento di amicizia, vissuto al di là dei progetti editoriali. Lo raggiungo telefonicamente affinché mi affidi un suo ricordo.

«È stato uno shock… Stavamo lavorando a un libro di poesie di cui a giorni avremmo annunciato l’uscita ufficiale. Domenico aveva la capacità di creare una comunità d’ascolto intorno a lui: era un motore, e non solo per Grottaminarda, in grado di ascoltare, di fare gruppo, di proporre sempre stimoli nuovi.

Ci siamo conosciuti sin dal suo primo libro di racconti, quando dirigevo un’altra casa editrice. “C’è chi si lamenta della pioggia” è venuto dopo e, sotto certi aspetti, lo reputo quasi rivoluzionario: un testo in cui Domenico affronta diversi temi raccogliendo testimonianze e opinioni, mettendo, quindi, l’idea al centro dell’attenzione e lui al servizio dell’idea. Questo, d’altronde, era il suo modo di essere: in un mondo di letteratura narcisistica e individualista, lui dava spazio agli altri e alimentava la riflessione. E in ciò era supportato da una scrittura molto attenta ed efficace, che gli proveniva anche dall’essere un grandissimo lettore.

La sua straordinaria capacità di comunicazione si rivela nel fatto che, nella scrittura come nella vita, lui non ha mai cercato l’effetto. Ha sempre portato avanti un discorso di chiarezza, di sostanza, di valore, elementi che nella sua poesia si ritrovano compiutamente.»

Con la Homo Scrivens, co-autore insieme a Sonia Giampaolo, Carrara aveva pubblicato anche un romanzo illustrato, “Mnemosine”, una favola sulla dimenticanza.

«Forse, a rileggere “Mnemosine” in chiave simbolica, insieme alle poesie e al suo libro, si nota una poetica comune: il bisogno di sottrarre all’oblio, che è un valore forte in assoluto e forte in Domenico. Lui cercava di parlare alle coscienze, in maniera umile e semplice, attraverso l’analisi e la riflessione, mettendosi spesso in discussione: cosa non comune, lui non aveva difficoltà a cambiare idea e a percorrere una strada nuova.»

A maggio uscirà quello che era il progetto in corso, a cui Aldo Putignano e Domenico Carrara stavano lavorando. Una raccolta di poesie a cui Domenico si era dedicato molto: “Nel ripetersi delle cose” dovrebbe essere il titolo; questa, almeno, era la proposta dello stesso Domenico.

Una persona speciale la si può conoscere, o ricordare, in molti modi ma uno, estremamente efficace, è quello di leggerla

Vorrei avere gli occhi

di tutti gli schiacciati,

dei cacciati dagli altri,

dei mai adeguati, dei

fraintesi e degli offesi,

dei privati di riposo,

dei morti d’indifferenza

o d’arroganza o fretta.

Vorrei avere quegli occhi

sbarrati e un po’ randagi,

farne quasi una bandiera,

la speranza di un riscatto;

non in un mondo a venire

ma nei giorni che cammino,

quelli che scappano di mano,

quelli che appena sfioriamo.

Domenico Carrara