Comparirà domani mattina davanti al gip di Napoli Pietro Carola, Marco Di Lauro, capo dell’omonimo clan di Secondigliano, arrestato sabato scorso poco dopo l’ora di pranzo nel quartiere napoletano di Chiaiano. Ad assisterlo saranno gli avvocati Carlo e Gennaro Pecoraro. Al boss sono stati notificati l’ordine di carcerazione per associazione di stampo mafioso e droga, accuse che gli sono valse una condanna definitiva a 11 anni e 2 mesi di reclusione, e altre due ordinanze di custodia cautelare in carcere, entrambe per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata traffico di sostanze stupefacenti.

La ‘primula rossa’ di Secondigliano, Considerato dagli inquirenti il secondo latitante più pericoloso d’Italia dopo Matteo Messina Denaro e la cui fuga dura da 14 anni, è capitolata a seguito dell’omicidio di una donna di 33 anni Norina Matuozzo, madre di due figli, uccisa dal marito, Salvatore Tamburrino. E’ stato quell’omicidio a imprimere il colpo decisivo per la cattura del latitante, poiché proprio Tamburrino, fedelissimo di Marco Di Lauro, era anche la persona che lo copriva nella sua latitanza che durava dal 7 dicembre 2004. Ecco perché quando ai vertici del clan di Secondigliano è giunta voce che Tamburrino avesse ammazzato la compagna, la priorità è diventata separare i destini del boss dal suo fedelissimo. A quel punto gli inquirenti sono stati tempestivi così, prima che Di Lauro venisse messo in sicurezza, è scattato il blitz.