“Elefteria” è il termine greco che traduce la nostra parola “Libertà”. Elefteria, penso e ripenso più volte tra di me come un mantra quando , di sera, al termine di una giornata di lavoro bella o brutta, calma o intensa che sia stata, mi concedo una passeggiata per il Corso. Cammino tranquillamente con il passo a tratti normale, a tratti più veloce per poter sentire il soffio del vento che mi accarezza il viso rinfrescandolo piacevolmente dopo il caldo intenso degli interminabili mesi estivi. E’ rilassante poter stare in silenzio, non dover per forza parlare, se non per scelta, se incontro qualcuno che conosco e che si ferma a salutarmi. Cammino felice ed ogni passo sembra ripercuotersi beneficamente nel mio fisico; i muscoli si distendono, il sangue scorre più velocemente arrossando le guance ed altre parole tornano improvvisamente in mente, a suon di musica : “Tutta mia la città, un deserto che conosco…..” I versi della famosa canzone dell’Equipe84, anni ’60, diventano il sottofondo giusto che mi accompagna e mi fa sentire finalmente padrona della mia vita. Ridivento regina della città come quando, da piccola, il nonno Michele mi accompagnava a passeggio, tenendomi per mano. Sgambettando velocemente ed allegramente accanto a lui, con il vestitino corto da cui spuntavano i merletti della sottogonna, il portamento fiero ed eretto, una bella paglia naturale graziosamente calcata in testa, facevo il mio ingresso trionfale nella Villa comunale dove tutti i presenti mi accoglievano contenti ed esclamavano : “Eccola qui! Arriva la regina di Benevento!” Sorrido al ricordo, mentre proseguo il cammino. Respiro a fondo l’aria della sera, libera dallo smog nell’isola pedonale; osservo i monumenti, le piazze che per effetto dell’illuminazione, appaiono più ampie di quanto lo siano di giorno, scopro particolari nuovi ed affascinanti, rifletto sulla fortuna di abitare in una piccola città dove tutti si conoscono e dove, di sera, si può uscire senza timore di venire a trovarsi in situazioni spiacevoli. Accade, talvolta ,di incontrare i vicini del mio negozio e sembra di non vedersi da una vita. Ci si ferma a conversare con autentico piacere e le parole che avremmo potuto scambiarci lì dove lavoriamo, acquistano un altro valore diventando più sentite e cariche di affetto. Ci si lascia sorridendo di cuore, continuando ognuno per la sua strada, dopo la promessa di rivedersi l’indomani mattina. Stralci di discorsi mi raggiungono da più parti. “Peppe 5 Euro! Lo conosci? E’ quello che fa le pizze dietro il Palazzo del Governo!”. “Ma no! Che dici? No, non è lui. Ogni Beneventano sa che Peppe 5 Euro è quello sta vicino all’Arco di Traiano!” . “ Ma ti sbagli, quello è il cognato!” e verrebbe voglia di unirsi  alla discussione…. “Che dici? Vogliamo camminare ancora? “ “Si, dai, un altro poco! Arriviamo in Piazza !”….. I pensieri, intanto, spariscono d’incanto lasciando il posto ad una leggiadra serenità. Faccio ritorno a casa e, chiudendo il portone alle mie spalle, non lascio fuori il mondo ma lo porto con me con l’eco delle voci rimaste ancora nelle mie orecchie insieme alla sensazione di appartenervi liberamente e, soprattutto, di essere viva.

Venerdì sera, verso le 20,00, iniziarono a cadere le prime gocce di pioggia; poche, bagnarono la strada davanti al mio negozio rendendola simile ad un tappeto grigio a pois scuri ma, un’occhiata veloce alle previsioni meteorologiche sul telefonino, mi fece rendere conto che verso le 22,00 ci sarebbe stato un vero diluvio e che la pioggia sarebbe continuata incessantemente anche per tutto il giorno seguente. Con grande rammarico , mi rassegnai a rinunciare alla mia consueta passeggiata e stavo per chiudere e far ritorno a casa con la prospettiva della cena e di qualche ora da trascorrere davanti alla televisione , quando un avvocato cliente del negozio che di solito incontro ogni sera per il corso in compagnia di un amico, personaggio politico famoso ed ora in pensione, si fermò davanti alle vetrine. “Signora – esclamò rivolto a me con voce squillante – stasera niente passeggiata! Dobbiamo stare in casa, vi raccomando! Inizia a piovere e non si può camminare!”…. e così, come se il nostro fosse stato un preciso, serio impegno serale quotidiano da cui non dover mai derogare, era gentilmente venuto ad avvisarmi dell’arrivo imminente della pioggia ed a salutarmi come più tardi non avrebbe potuto fare. La bellezza e la tranquillità delle piccole città dove ci si conosce da una vita e basta un semplice “Buonasera!” per non sentirsi mai soli! Comunque, una gentile attenzione da parte di un gentiluomo di vecchio stampo che, di questi tempi, fa veramente piacere.

16 OTTOBRE 2015, NOTTE DOPO L’ALLUVIONE

Ho aperto la finestra e credevo di poter ascoltare, come sempre, la notte e riuscire a respirarla. Si avverte aria satura di pioggia e fuori c’è solo silenzio, un’assenza irreale di suoni che mette paura. E’ il silenzio delle persone attonite, sbigottite per quello che è accaduto e che non osano neanche parlare tra di loro anche se al sicuro e protette dalle pareti delle proprie case; è il silenzio del terrore visto oggi sui volti della gente accorsa in massa sulle rive del fiume Calore per osservare il disastro provocato dall’alluvione, fotografare l’evento terribile per averlo come documento storico, affacciarsi alla Torretta di Biffa aggrappandosi alla ringhiera, quasi con il timore di poter essere trascinati via dalla forza immane dell’acqua; è il silenzio dell’attesa di una nuova alba che porti la luce del sole ad illuminare quanto è rimasto e possa suggerire come meglio poter intervenire. Solo l’orologio del Duomo, che suona ad ogni quarto d’ora, riesce a squarciare per pochi attimi la notte ma sentirlo segnare il tempo, scandirlo meccanicamente e metallicamente, fa ancora più paura. Forse, molto meglio i tuoni della notte scorsa, il temporale che sembrava non voler finire mai, insistente, potente e prepotente scroscio d’acqua inviato dal cielo come una condanna. La pioggia faceva comunque compagnia con il suo fragore assordante, bucando le tenebre con lampi di luce violenta che illuminavano a giorno le stanze delle abitazioni. Stanotte, no. Stanotte siamo tutti immensamente e desolatamente soli. Non farebbe troppo freddo ma il gelo della paura ci avvolge e nessuna coltre riuscirà mai a scaldarci. E’ la lunga notte del freddo dell’anima.

GRAZIELLA  (MARIA GRAZIA)  BERGANTINO

Nata a Benevento il 15 dicembre 1954. Dopo aver  conseguito la Maturità Classica , si è laureata in Scienze Turistiche. Titolare della storica Cappelleria Bergantino, negozio di famiglia le cui origini, su testi di Storia della città di Benevento, risalgono al 1848.

Ha frequentato tre corsi di Lingua Araba classica organizzati dalla Caritas diocesana   di Benevento per il “Progetto  Al- Arabiyya” ottenendo, con esami finali, tre attestati di conoscenza della lingua araba parlata e scritta.

Conoscenza della Lingua tedesca appresa frequentando il Goethe Institut di Napoli per due anni.

Conoscenza della Lingua Inglese.

Fa parte dell’associazione culturale Dante Alighieri, sede di Benevento ,di cui è socia benemerita  e dell’Associazione culturale Verehia.

Ha pubblicato articoli vari su giornali locali. Ha ottenuto diplomi di merito e targhe premio per la partecipazione a Concorsi letterari nazionali ed internazionali con racconti e poesie.

Tra i  numerosi premi conseguiti:

Seconda classificata al Concorso Nazionale Bognanco Terme 2017 con il racconto :” L’antica fontana e la bella Dormiente del Sannio”

Terza classificata al 24° Concorso internazionale “Amico Rom” 2017, a Castelfrentano ( Chieti) con il racconto :”Madalina, piccola, grande amica Rom”

Prima classificata al 57° Premio Nazionale Paestum 2018 con il racconto :”Estati lontane”

Seconda classificata al Premio Internazionale “Poesia dell’anno 2018”  a Quartu Sant’Elena (Cagliari) ,con la poesia :”Nell’uliveto”.

Quarta classificata al XXIX Concorso nazionale “L’Ecologia e l’ambiente” a Fisciano ,nel 2018, con la poesia :”Fiore di donna”

Seconda classificata al 3° Concorso nazionale “ Padre Pio, santo del nostro tempo” nel 2018 a Salerno con il racconto :”Uno zio veramente speciale”

Prima classificata per la Narrativa alla VI Edizione del Premio internazionale Iside 2018, a benevento, con il racconto  :”Primavera nell’aria, primavera nel cuore”.

Nel mese di luglio 2018, ha pubblicato una silloge di Poesie dal titolo : “Nello scrigno dell’anima”

Farepoesia” è uno spazio interamente dedicato ai versi scritti da Voi. Chiunque voglia far conoscere le proprie poesie, aforismi, racconti e chi lo desidera una breve biografia, può inviare tutto in formato Word a info@napoliflash24.it.  Durante la settimana, saranno selezionate e pubblicate alcune poesie sulla nostra testata online, sulla pagina Facebook di Napoliflash24  e sulla pagina Twitter del nostro sito. Lo scopo di questo spazio poetico, è quello di far conoscere i poeti e gli scrittori tra i nostri lettori. Tutti possono “Farepoesia“, attendiamo solo di leggere i vostri versi e pubblicarli. A fine anno 2019, sarà possibile inoltre partecipare ad un concorso: i testi più cliccati, saranno premiati con una targa premio. “Farepoesia” sarà uno spazio che permetterà a chiunque, di esprimersi attraverso l’arte poetica. Chi non ha mai provato un’emozione davanti ad un tramonto, o pianto per la nascita di un figlio, o amato tanto fino a soffrirne? Tutti hanno la poesia dentro, dovete solo portarla alla luce.  Trasmettere significa portare alla luce.