Dal 13 al 24 novembre, al teatro Diana di Napoli,  la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, propone in coproduzione con la Fondazione Teatro della Toscana, una delle più fortunate commedie del repertorio eduardiano: Ditegli sempre di sì, per la regia di Roberto Andò, qui alla sua prima esperienza con il teatro di Eduardo, e con Gianfelice Imparato nel ruolo del protagonista Michele Murri e Carolina Rosi nei panni di sua sorella Teresa.

“Ditegli sempre di sì”, è una commedia scritta a soli ventisette anni da Eduardo De Filippo. In quest’opera teatrale, dove il confine tra follia e normalità è continuamente messo in discussione, è forte l’influenza pirandelliana per la caratterizzazione psicologica dei personaggi: i “sani di mente” rivelano segni di follia attraverso le loro nevrosi ed ossessioni e Michele Murri, il protagonista, malato di mente, segue invece ragionamenti lucidi e logici.

La trama è apparentemente semplice, Michele ritorna a casa dalla sorella dopo un anno passato in manicomio, essendo stato dichiarato dal suo medico ufficialmente pronto per affrontare la vita quotidiana. Michele, in verità, è ben lontano dalla guarigione anche se nessuno sembra rendersene conto; tutti i personaggi (familiari, vicini di casa, amici e conoscenti) sono troppo presi dai loro problemi e dalle loro ossessioni, per notare le idiosincrasie di Michele. La sincerità, la mania di un perfezionismo esagerato, l’attenzione risposta nell’uso delle parole portano il povero Michele e chi gli sta intorno a imbattersi in continui e divertenti equivoci e fraintendimenti, portando il pubblico a chiedersi cosa sia la follia. 

In questa, come in altre opere di Eduardo, emerge un rifiuto delle regole, delle ipocrisie, e di conformarsi. “Ditegli sempre di sì” è forse una delle commedie più delicate e sottili di Eduardo, ed è stata interpretata con altrettanta delicatezza, ironia ed eleganza dal protagonista Gianfelice Imparato. Carolina Rosi rende con intensità l’imponente figura della sorella di Michele, sconfitta dalla vita e schiacciata dalla responsabilità nei confronti del fratello.

L’interpretazione del lavoro di Eduardo è doppia: da una parte c’è quella strettamente legata al testo, cioè l’abuso delle parole nelle discussioni, nella quotidianità della famiglia, che sottolinea quanto l’interpretazione della lingua sia essenziale per comprendere integralmente una situazione o le persone stesse. La pazzia di Michele è una forma di purezza ed onestà intellettuale che però causa disguidi e fraintendimenti con un pizzico di tragica ironia.

L’altra interpretazione è meta-testuale e ruota intorno alla frase di Luigi, l’inquilino di Teresa: “la vita è come il teatro, il teatro è come la vita”. Questo iperrealismo è quello che caratterizza quest’opera in cui tutto avviene esattamente come nella vita reale: non c’è un’“happy ending” dove tutte le situazioni si risolvono e trovano una conclusione. Esattamente come nella vita reale nella narrativa della commedia non sono incluse soluzioni miracolose alla disoccupazione, ai reati commessi, e alle difficoltà economiche. Questo lavoro di Eduardo così come altri è una commedia ironica ed amara sul costume italiano dell’inizio 900, ma più in particolare sulle piccole e grandi ossessioni e nevrosi che confondono il confine tra “pazzia” e “normalità”.

TEATRO DIANA

Via Luca Giordano 64 – tel. 081 5567527 – 081 5784978

http://www.teatrodiana.it/

dal 13 al 24 novembre
“Ditegli sempre di si”

con Gianfelice Imparato e Carolina Rosi