“Discorso su noi italiani” è la rappresentazione messa in scena il 3 e 4 settembre nel chiostro di San Domenico Maggiore. In questa suggestiva cornice ha preso vita il saggio di Giacomo Leopardi, del 1824, sul modo di pensare, il carattere ed il senso morale degli italiani.  Leopardi notava tra gli italiani, l’assenza di quel nesso che rende un gruppo d’individui una “società civile” fondata non solo sulla legge, e quindi sulla paura della sanzione, ma sul senso del dovere e della responsabilità della convivenza civile.

L’analisi leopardiana è brutalmente lucida. L’Italia è un paese dove non si conversa o si discute equilibratamente, ma ci si prende gioco dell’interlocutore, perché per lui non si ha alcun rispetto; un paese in cui non si gareggia per l’onore, come uomini di onore, ma ci si combatte all’ultimo sangue per favorire i propri interessi. L’Italia è una terra dove non c’è convivenza civile, ma forzata; una società di individualisti in cui ci si fa a pezzi anziché collaborare al bene comune; un paese dove l’amore per la patria è solo indossato quando fa comodo, e dove la derisione dell’avversario prevale su tutto. Il poeta sente che mancano quei legami che fanno di una collettività una “società stretta”, una società che possa essere definita tale, dove sarebbe possibile una morale universalmente valida, fondata non sulla legge (perché la paura delle pene minacciate da un codice non è una base solida), ma sul senso dell’onore, che porta a fare il bene per meritare il la stima e viceversa ad evitare il male per non incorrere nella vergogna.  Questo purtroppo è tuttora il paese di Leopardi. Questo Discorso sui costumi degl’italiani, è così tristemente attuale,  a due secoli dalla nascita del poeta, perché non sembra sia cambiato niente.

La performance “Discorso su noi italiani” è  un atto unico, che vede protagonisti, in un ambiente atemporale, Sabrina Tellico, Daniele Scalia e Tommaso Mirabella. La scenografia è essenziale (un tavolo, panche, sgabelli, bandiere, pentole, piatti, bicchieri, bottiglie, scope) di Bernardo Perrone, i costumi sono di Rosy Bellomia e la regia sono di Elio Gimbo che, basandosi sul phamplet di Leopardi, ha attualizzato e reso con sottile ironia le idee esposte nel saggio dello scrittore. Con una prosa acuta e penetrante “L’Italia – ci viene detto attraverso la voce di Cassandra  – è una terra incapace di costruire una convivenza civile, una sana dialettica; un paese dominato dal cinismo incapace di rispettare; un gruppo di persone dissociate ognuna sprofondata nel proprio individualismo. Una messa in scena dell’opera di Leopardi, brutale e dura, un’analisi tristemente realistica di chi siamo ora è di chi o cosa siamo sempre stati.

Cassandra, colei che vorrebbe salvare il proprio popolo, SABRINA TELLICO

Il popolo che non vuole essere salvato
DANIELE SCALIA
GIOSUE’ MAITA

Impianto scenico – BERNARDO PERRONE
Costumi – ROSY BELLOMIA
Regia – ELIO GIMBO

Simona Caruso