Il 5 giugno, al Teatro del Sottosuolo con la morte di Drusilla, sua sorella e sua amante, l’imperatore Caligola sprofonda nell’infernale tormento dell’odio, si ribella alla vita e, avendone il potere, si comporta come questa. Attraverso il delitto e il pervertimento di tutti i valori esercita una libertà distruttiva spingendo l’assurdo fino alle estreme conseguenze. Spopola il mondo che lo circonda tanto da armare contro di sè coloro che finiranno per ucciderlo.

La rappresentazione è liberamente ispirata al dramma teatrale Caligola di Albert Camus  nella versione del 1941, in cui “l’imperatore folle” viene visto come un poeta-artista-anarchico quasi esistenzialista, che nel contempo rappresenta il pericolo del potere assoluto, e contro cui si schiera il pretoriano Cassio Cherea, che si batte per la libertà, per i suoi motivi, e lo schiavo liberato Elicone

Ma chi è Caligola, è il poeta, l’anarchico, il pazzo? È una figura nichilista, generata dall’assenza dell’amore, che vuole raggiungere la libertà totale attraverso il potere assoluto per distruggere. L’uomo veramente libero è “il condannato a morte” poiché l’unica cosa che gli importa è il modo in cui morirà, e così per avere la libertà assoluta vuole ottenere il potere assoluto.  Caligola non è anarchico nel senso che vuole distruggere il sistema, ma vuole soppiantarlo, sostituirsi ad esso, imponendo le sue imprevedibili regole. E così Cherea, che rappresenta il ‘popolo romano’, l’uomo comune, vuole liberarsi di Caligola e complotta, non tanto perché pensa che quello che sta facendo Cesare sia iniquo ed ingiusto, quanto perché rappresenta il caos, l’imprevedibilità e quindi l’insicurezza, e senza sicurezze o certezze non si può essere felici.

Il testo di Camus e’ un classico moderno, sapientemente adattato, perché rivela la natura umana, nella sua profondità, Cherea e’ un cinico, che vuole una vita tranquilla e non può accettare il caos e l’anarchia rappresentati dall’imperatore. L’assenza di amore nell’imperatore porta al totale nichilismo e desiderio di morte come atto di liberazione totale.  Questo è vero anche oggi, il potere senza amore è distruttivo, un involucro vuoto di apparenze tanto pericoloso allora quanto oggi.

“Il Dio Cesare”, afferma Bruner nelle sue note di regia, affronta il dramma di un uomo che insegue l’impossibile.  Caligola è concepito come un eroe dionisiaco in un testo che ricalca i canoni della tragedia nietzschiana: culto dionisiaco della voglia di vivere e della libertà spinta fino all’ossessione attraverso la scoperta del male e della morte. Rispettando i passaggi fondamentali della vita dell’imperatore, gli accadimenti sono filtrati attraverso gli occhi di Caligola.
I quadri che compongono l’intera rappresentazione oscillano dal linguaggio naturalistico a quello più astratto, a seconda dei diversi stati di coscienza che vive il protagonista.
Un lavoro che si esprime senza perbenismi scenici attraverso pennellate di comicità grottesca che affiancano i momenti più drammatici e filosofici del testo. “Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l’azione e il sogno la realizza”.

Un’originale ed interessante versione di questa storia che spoglia l’etica dalle sue ipocrisie.

Regia: Ivano Bruner, Maria Claudia Pesapane

Personaggi e interpreti
Caligola: Ivano Bruner
Cesonia: Maria Claudia Pesapane
Cherea: Darioush Forooghi
Elicone: Luigi Palmisano
Scipione: Raul Quagliata
Senatori: Chiara Di Bernardo, Giovanna Landolfi
Il museo del sottosuolo
Piazza Cavour 140, Napoli

 

Simona Caruso