Il governo tecnico è una forma di governo, provvisoria e con una durata limitata, che si rende necessario quando non si riesce a trovare una intesa politica.

In pratica sia il Presidente del Consiglio che i Ministri vengono scelti al di fuori dei partiti politici, in un bacino di personalità competenti a livello nazionale nelle materie strettamente legate ai ministeri necessari.

In Italia abbiamo avuto due governi tecnici fino ad oggi il Governo Dini nel 1995, e il Governo Monti nel 2011. Quello di Draghi, se si formerà, sarà il terzo.

Nella tabella che segue le principali differenze di contesto dei tre governi in questione

Il Governo Dini si è praticamente limitato a portare a termine il programma politico previsto, cercando di mediare le posizioni divergenti in particolare sulla riforma delle pensioni.

Il Governo Monti fu incaricato di risanare le finanze del Paese, che stavano deragliando, attraverso tagli di spesa, aumenti di imposte e riforme strutturali, come quella pensionistica, che avrebbero potuto mettere l’Italia in grado di rientrare in carreggiata nei successivi 5 anni.

Nel 2011 il governo “freddamente” tecnico era la sola soluzione possibile per poter attuare le scelte impopolari che si rendevano necessarie e risanare le finanze del paese. Un governo politico, che vive di consenso, non avrebbe mai potuto avallarle anche se necessarie.

Infatti, le scelte del Governo Monti sono state duramente condannate per la loro asprezza e per i disagi economico sociali che ne sono conseguiti.

Questo spauracchio getta ombre sul nuovo governo tecnico in formazione, ma ci sono delle profonde differenze tra la crisi del 2011 e quella che stiamo attraversando.

La prima sostanziale differenza tra le due crisi sta nel fatto che quella del 2011 era una crisi finanziaria, che attentava alla solvibilità dello Stato e richiedeva sacrifici economici. Una crisi circoscritta al nostro Paese e a pochi altri che non riuscivano a tenere il passo del resto delle economie sviluppate.

La crisi attuale, invece, è sanitaria e politica, ma soprattutto è mondiale. Un fattore che ha contribuito in maniera preponderante sulle scelte delle Banche centrali di tutto il mondo, orientandole ad un atteggiamento meno repressivo verso l’aumento del debito pubblico e creando l’opportunità di una cospicua disponibilità di risorse da spendere per aiutare il Paese a ripartire.

monti e draghi

Questo ci porta a pensare che il Governo Draghi non sarà puramente tecnico come quello di Monti, ma coinvolgerà le forze politiche che hanno tutto l’interesse a partecipare agli eventuali buoni risultati della spesa pubblica.

Diverse le crisi, diversi gli impianti di governo, diverse le politiche di gestione.

Monti è stato un puro esecutore di invise riforme, necessarie alla sopravvivenza del Paese, che doveva seguire le direttive dell’austerità.

Draghi è stato chiamato ad impiantare riforme rivolte allo sviluppo, con in mano una borsa piena di danaro e una dichiarata propensione alla spesa in caso di emergenza.

Resta, quindi, da trovare un accordo politico tra le forze in campo, affinchè le sue competenze possano essere messe a frutto per il bene dell’Italia.

Se questo non dovesse accadere, e si dovesse andare al voto, c’è da interrogarsi su quanto praticabile sia un nuovo governo politico considerando la questione strutturale di maggioranze risicate ormai da quasi 10 anni con legislature che hanno visto anche fino a tre governi succedersi a causa di mancate intese.

C’è qualcosa che si è inceppato nel sistema democratico italiano che non ci permette di avere stabilità e che ci paralizza nei momenti difficili come questo.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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