Recenti sondaggi dimostrano che l’aterosclerosi sia una patologia diffusa su un numero di individui ristretto nel Mezzogiorno, rispetto ad altre fasce geografiche. Il motivo è da addurlo in modo particolare alla biodiversità della dieta mediterranea. L’aterosclerosi non è altro che una forma di arteriosclerosi, caratterizzata da un’infiammazione cronica delle arterie di grande e medio calibro che si instaura a causa dei fattori di rischio cardiovascolare, ossia: fumo, ipercolesterolemia, diabete mellito, obesità, ipertensione. Dunque, alla formazione di questa ostruzione, placca (ateroma), consegue uno scarso contributo di ossigeno che intacca lo status di tessuti e ossigeni (nei casi peggiori trombosi). Non è provocata da una causa specifica, ma da diversi fattori. Tra questi lo squilibrio alimentare. Nello specifico anche un’alimentazione satura di colesterolo, grassi neutri, carboidrati raffinati. Maurizio Averna, presidente Sisa (Società Italiana per lo  Studio dell’Arteriosclerosi), invece conferma come la grande presenza di grassi vegetali nella dieta mediterranea sia una componente di rilievo, in quanto la presenza di colesterolo risulta in percentuale minore:” È così. Non solo, possiamo allargare il discorso anche al nord America e al nord Europa, dove una elevata presenza di calorie nella dieta, proveniente da grassi saturi animali, di certo va ad incidere negativamente sulla salute delle persone”. Va ricordato che comunque la migliore prevenzione per la patologia in questione sia quella che si fa correggendo tutti i fattori a rischio “considerando i suoi livelli di pressione, colesterolo, diabete, sedentarietà o obesità”. Questo è un processo atto a manifestarsi in età adulta, intorno ai 50 anni. Ma come specifica Averna- “Tuttavia, quando uno o più fattori di rischio sono presenti in modo quantitativamente elevato, allora l’espressione della malattia può avvenire anche in età giovanile”. La forma di ipercolesterolemia familiare, ad esempio, in caso eterozigote ha un’incidenza di 1 caso ogni 500 individui, mentre la forma omozigote è molto più rara, di 1 caso ogni milione di individui.