Entra in classe senza mascherina ed è la regina della didattica a distanza.

Stiamo parlando della DDI, ossia della Didattica Digitale Integrata, sempre più protagonista delle “generazione Covid” dei nostri alunni, dei nostri ragazzi.

Anche a proposito di questo tema, corre in nostro aiuto il collega Gennaro Nasti, ingegnere gestionale e docente di tecnologia alla Scuola Secondaria di Primo Grado.

Pochi preamboli, e si inizia subito con le domande.

Un ingegnere e docente di tecnologia come definirebbe la Didattica Digitale Integrata (DDI)?

Da ingegnere gestionale sono consapevole della complessità dei temi e delle organizzazioni umane e per questo cerco collaborazioni e condivisione con altre discipline e persone.

In tal senso, vedo la DDI come una opportunità per sviluppare interventi didattici efficaci e orientanti, tali da supportare gli alunni nella costruzione dell’intelligenza creativa.

La didattica aumentata dal digitale può, infatti, valorizzare le conoscenze e promuovere negli alunni l’ “agire competente”, ossia l’intervenire in modo logico e allo stesso tempo creativo nel proprio ambiente sociale e professionale. E l’agire competente su un dispositivo digitale è del tutto assimilabile all’agire competente attraverso le Lego, o qualunque altro mediatore didattico: nella Scuola dell’Infanzia ma anche nella Scuola del Primo e Secondo Ciclo.

La potenzialità del digitale risiede anche nella possibilità di condividere tali azioni, rendendole pubbliche; sappiamo che circa il 65% degli alunni della Scuola dell’Infanzia farà un lavoro che attualmente non esiste ma per cui sappiamo che occorreranno competenze digitali e soft skills, oltre che competenze specialistiche; educare i bambini al pensiero logico significa spiegare loro il funzionamento della Natura in quanto sistema complesso, e non solo quello di uno strumento elettronico.

La didattica a distanza è stato senz’altro un momento unico di ingresso e di impiego sistematico della DDI. Quali le principali reazioni dei tuoi colleghi?

La possibilità di attivare il digitale nella didattica ha sollecitato riflessioni e azioni molto varie nei docenti. A tal proposito ho potuto sperimentare, insieme a una collega docente e pedagogista Rosalba Monaco, la creazione di interventi didattici aumentati dal digitale. In questi contesti abbiamo reso concreti alcuni principi pedagogici del Costruzionismo, secondo la visione di Papert, che vede un uomo costruttore di strutture di conoscenze in modo molto significativo, poiché impegnato nella costruzione di un qualcosa, di un “pensiero concreto” e condivisibile, non nella passiva acquisizione di istruzioni.

Quali reputi che siano le principali distanze e convergenze tra DDI e didattica “tradizionale”?

Mi piace pensare alla didattica senza “aggettivi”, quale intervento efficace e sviluppato secondo le modalità utili a tutti e per ognuno degli alunni. Occorre però rendersi conto che il digitale consente di mettere in pratica la creazione di “artefatti cognitivi” derivanti da processi di simulazione già ampiamente trattati dai lavori Montessori. Il digitale consente anche di attuare la “simulazione”, fulcro di ogni processo di sviluppo tecnologico, da intendere secondo l’accezione più ampia di “anticipazione mentale” di un processo da eseguire.

Allievi astronauti e chirurghi (solo per citare due categorie apparentemente distanti tra loro) fanno ampio ricorso alla simulazione.

Come ti rapporteresti ad un collega restio all’uso della DDI in un contesto di didattica in presenza?

Ho spesso avuto modo di interagire con colleghi e proporre l’utilizzo del digitale. Ad esempio, in un episodio di apprendimento situato di Scienze, ricordo che simulando le tipologie di scosse sismiche e attraverso lo strumento Physics Toolbox misurammo le diverse accelerazioni.

Ma per evitare ogni fraintendimento preferisco rafforzare il concetto che l’uso del digitale nel processo di insegnamento-apprendimento non è appannaggio delle discipline scientifiche.

E, ritornando sul concetto di simulazione, occorre dire che rispetto all’apprendimento, tipico della scuola e di buona parte della formazione, che avviene a partire da un racconto (il docente che spiega) o da una lettura, la simulazione ha alcune caratteristiche distintive, che si concretizzano in altrettanti vantaggi: presenta il problema, piuttosto che la soluzione, focalizzandosi più sulle domande che sulle risposte, induce livelli maggiori di proattività, esaltando e rivalutando il pensiero concreto, il pensiero creativo, insieme all’emotività e alla curiosità. Insomma, è fondamentale dell’apprendimento trasformativo. E reputo che questi siano gli aspetti che un docente con posizioni più tradizionali dovrebbe considerare.

Come pensi che la DDI si integrerà alla didattica in presenza?

Beh, poco prima del lockdown ho seguito una tesista nel suo lavoro finale di Tirocinio Formativo Attivo per l’insegnamento, in cui si è dimostrato come metasemantica e digitale si fossero uniti felicemente per supportare un intervento didattico in una classe frequentata da una bimba con un disagio fonetico capace di pregiudicare i suoi rapporti interpersonali. In quel caso, la metasemantica ci ha consentito di azzerare il disagio e creare un ambiente di apprendimento caratterizzato da uno stimolante “spiazzamento cognitivo” che ha facilitato la creazione di uno storytelling con un applicativo molto intuitivo, Adobe Spark.

Molto interessante. Collega, quali, quindi, i tuoi buoni propositi e i tuoi auguri per il nuovo anno scolastico appena iniziato?

Spero di poter attivare interventi didattici efficaci pur non potendo condividere materiali con gli alunni come robot didattici e altro. Sono consapevole che dovrò sempre adattare la mia metodologia al funzionamento delle giovani menti che mi vengono affidate per renderla efficace e inclusiva.

Operativamente ho in mente di strutturare lezioni di apprendimento con esperti esterni collegati con la classe da remoto e pensavo a scrittori, autori o ricercatori. Condividerò le mie esperienze sul gruppo Facebook “Innovazione didattica”, che amministro, e con i docenti o aspiranti tali che avrò il piacere di aggiornare e formare nei miei corsi.

Naturalmente, una didattica efficace partirà sempre dallo stimolo emotivo, dall’ascolto dei ragazzi e del loro pensiero.

Vorrei terminare con una citazione, posso?

Stavo proprio per chiederti un modo per chiudere al meglio questa interessantissima intervista.

Si tratta di una frase di Ján Figeľ, Commissario competente per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù : «La creatività e l’innovazione non possono generare economie sostenibili se non si rispetta la diversità culturale, ritenuta come la fonte fondamentale dell’innovazione in quanto trasforma le idee creative in prodotti o servizi. In tal senso, la creatività svolge sempre un ruolo quando l’innovazione sfocia in risultati economici.»