Il diabete non è un compagno di vita con cui convivere, ma un male che cerca di ucciderci” con queste dure parole il Prof. Enzo Bonora, Ordinario di Endocrinologia dell’Università di Verona, ha dato il via alla Roadshow Diabetologica tenutosi a Napoli.

Questo evento ha radunato nel capoluogo campano le principali competenze in materia di trattamento del diabete, coinvolgendo anche il mondo politico, con lo scopo di puntare ancora una volta i riflettori su questa malattia che ormai conta 20 mila morti l’anno nel nostro paese, circa uno ogni 4 minuti. “Dal 1986 al 2016 le diagnosi di diabete sono passate da 2 milioni a 4 milioni -prosegue Bonora- e a fronte del raddoppiamento dei malati non sono raddoppiati né i centri specializzati né il numero di medici che l’SSN mette a disposizione. Quindi è fondamentale aumentare gli sforzi per combattere questo male sia con l’incremento di centri per il diabete e sia l’utilizzo di farmaci sempre più specifici ma bisogna anche mettere in campo campagne d’informazione in grado di far capire a tutti la gravità del diabete – conclude il professore- e la necessità di non prenderlo mai e poi mai sotto gamba”.

Perchè il problema del trattamento per il diabete è che non si deve solo assegnare una cura farmacologica al paziente, ma si deve anche insegnare al paziente una serie di cambiamenti radicali nella propria vita, come il monitorare costantemente la glicemia e l’importanza di avere cura di se stessi. Cura della persona che inizia dall’alimentazione, al tenere conto dei controlli periodici e prendere con correttezza i farmaci ma è necessario anche svolgere attività fisica, anche leggera.

Alla necessità di un maggiore impegno da parte delle Istituzioni per combattere questa malattia ha risposto l’On. Rosa D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania, annunciando che “La Regione non intende abbassare la guardia su questa patologia, anzi. Infatti è nostra intenzione, per combattere il diabete, mettere a disposizione dei cittadini un centro di diabetologia ogni centomila abitanti, concentrando in essi tutte le competenze necessarie sia per combattere la malattia in sé sia per combattere tutte le malattie ad essa collegate.

Perchè, sfortunatamente, accade spesso che chi soffre di questa malattia non si rivolga ai centri diabetologici -prosegue D’Amelio- e questo è dovuto anche a un problema culturale sulla consapevolezza della malattia, quindi è giusto che le istituzioni si facciano carico, oltre che delle cure, anche della diffusione dell’informazione anche e soprattutto sulle tante malattie che possono essere causate dal diabete. So bene che dobbiamo lavorare sull’aspettativa di vita, che già in Campania e un po’ più bassa che in molte altre regioni italiane, ma dobbiamo lavorare anche sulla qualità della vitaperchè il diabete può incidere in maniera drammatica su di essa – conclude il Presidente del consiglio regionale- basta vedere i dati sul numero di amputazioni, infarti e ictus conseguenti al diabete“. Ad oggi in Campania sono attivi 115 centri per il diabete, quindi uno ogni 17mila abitanti circa, solo che a questi centri si rivolge poco più della metà dei malati in Campania.

“Un problema fondamentale è che nei centri diabetologici in Campania, guardando le statistiche, sono presenti un solo medico diabetologo e un solo infermiere – interviene Gabriele Riccardi, professore di endocrinologia dipartimento di medicina clinica e chirurgia università Federico II Napoli – mentre ne sarebbero necessari più del doppio. Inoltre -prosegue il professore- non bisogna dimenticare che il diabete è una malattia fattoriale che richiede anche altre figure professionali sia per le cure sia per aiutare il paziente a cambiare stile di vita, come ad esempio un dietologo. L’intenzione della Regione -conclude il medico- di concentrare uomini e competenze ci porta sulla buona strada, ma si può fare di più”.

Nel corso dell’evento si è anche discusso delle ultime ricerche in campo farmacologico per il trattamento del diabete sottolineando l’importanza degli ultimi risultati degli studi di safety cardiovascolare. Negli studi condotti con inibitori DPP-4 si è infatti documentata una sicurezza cardiovascolare di tali farmaci ma nessun beneficio. Negli studi condotti con agonisti GLP-1 in alcuni casi è stata dimostrata solo sicurezza e in altri anche un beneficio cardiovascolare e renale. Risultati importanti sono stati osservati negli studi con inibitori SGLT-2, farmaci che hanno evidenziato una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali ma anche in alcuni casi una riduzione della mortalità sia cardiovascolare che per tutte le cause. I risultati più eclatanti sono stati osservati nello studio EMPA-REG, condotto con empagliflozin in soggetti in prevenzione secondaria.