Il Covid ha messo in evidenza come il tema della gestione della cronicità sia fondamentale. Il diabete è un esempio di patologia cronica a gestione complessa: oltre 3,2 milioni di pazienti dichiarano di essere affetti in Italia, con un costo per il SSN stimato intorno ai 9 miliardi. Le nuove innovazioni tecnologiche hanno fornito strumenti che sono in grado di cambiare l’evoluzione e il controllo della malattia, non solo nel diabete di tipo 1, ma anche nei pazienti di tipo 2.

L’utilizzo delle nuove tecnologie ha dimostrato non solo un significativo miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita, ma anche importanti risparmi sui costi complessivi di gestione. Arriva in Campania la ‘ROAD MAP INNOVAZIONE TECNOLOGICA E DIABETE’, primo di una serie di appuntamenti regionali, realizzati da MOTORE SANITÀ, con il contributo incondizionato di Abbott, che vedono il coinvolgimento dei massimi esperti del mondo sanitario regionale, insieme ad istituzioni e associazioni di pazienti.

“L’innovazione tecnologica sta cambiando i paradigmi del monitoraggio del paziente diabetico, è necessario però fare in modo che le nuove tecnologie vengano innestate nel SSR.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo serve una stretta collaborazione tra istituzioni, pazienti e aziende. La Campania esce da un periodo di commissariamento economico che ha comportato una stretta nelle spese ora però è il momento di pensare al futuro e programmare nuovi investimenti che puntino sia al miglioramento dei servizi offerti ma anche ad una ottimizzazione delle risorse”, ha dichiarato Pietro Buono, Direttore Attività Consultoriali e Assistenza Materno Infantile – Referente Telemedicina Regione Campania.

“Le nuove tecnologie per la cura del diabete, che includono sistemi per l’infusione insulinica (CSII) e sensori per la rilevazione in continuo o intermittente della glicemia (CGM-FGM) fino ai dispositivi che permettono l’automazione dell’infusione insulinica (AP), hanno rivoluzionato la cura delle persone con diabete grazie alla possibilità di una terapia ritagliata sui bisogni e le necessità di giovani e adulti e capace di prevenire i maggiori disagi legati alla malattia (ad esempio le ipoglicemie severe), determinando un miglioramento dello stato clinico e della qualità di vita. Il contributo originale del nostro team di Diabetologia, tramite il gruppo METRO (Management and Technology for Transition), rispetto all’uso dei sistemi per il monitoraggio della glicemia proviene dall’ideazione di un algoritmo capace di aiutare il clinico nella scelta del sistema più adatto per ciascuna persona con diabete in terapia insulinica, sulla base del sue variazioni glicemiche, dell’applicazione delle evidenze scientifiche alla pratica clinica quotidiana, nonché delle aspettative e delle necessità di ciascun individuo. Prerequisito indispensabile per un utilizzo efficace di tutti i dispositivi tecnologici che oggi abbiamo a disposizione, dalle pompe di infusione ai sensori della glicemia, o ai sistemi integrati, è il dialogo e la condivisione di esperienze fra noi medici e i nostri pazienti, in un percorso di reciproca collaborazione che ha come fine il controllo della malattia e il benessere di ogni persona con diabete”, ha spiegato Katherine Esposito, Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate Direttore U.P. di Diabetologia AOU Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

“L’utilizzo delle nuove tecnologie riveste un ruolo primario nella gestione dei pazienti con malattie croniche ed in particolare del soggetto con diabete dove la misurazione della glicemia deve essere praticata più volte al giorno e la terapia insulinica sottocute non sempre riesce ad ottenere un ottimale controllo glicemico. La somministrazione di insulina con microinfusore permette mimare in modo più fisiologico la secrezione insulinica mentre la possibilità di un corretto monitoraggio continua della glicemia permette di ottenere una riduzione della variabilità glicemica e delle ipoglicemie. A ciò si aggiunge, cosa non secondaria, un miglioramento della qualità di vita del paziente. Presupposto essenziale per ottenere tutti i benefici delle nuove tecnologie e la motivazione sia del paziente che del diabetologo e un adeguato addestramento. Alle tecnologie non si può demandare la gestione della malattia ma devono essere d’ausilio per il paziente ed il diabetologo nella gestione della malattia, per questo per un ottimale uso delle tecnologie è necessario una più forte alleanza terapeutica tra medico e paziente” – queste le parole di Mario Parillo, Direttore UOSD Endocrinologia e Malattie Dismetaboliche AORN Sant’Anna e San Sebastiano Caserta e Presidente SID Campania-Basilicata