Verità e giustizia per la morte di Mario Paciolla è stata chiesta, ieri sera, in una veglia organizzata in sua memoria nella Villa comunale di Napoli. Il cooperante napoletano è stato ritrovato privo di vita lo scorso 15 luglio nella sua abitazione di San Vicente del Caguan, in Colombia, dove si trovava in qualità di osservatore delle Nazione Unite. Il 20 luglio sarebbe dovuto rientrare in Italia con un biglietto acquistato pochi giorni prima della morte.

In concomitanza con la veglia, Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ha postato sulla propria pagina facebook un commento di vicinanza del governo intero alla famiglia, alla comunità e alla città del volontario trentatreenne. “Nei giorni scorsi ho sentito la ministra degli Esteri colombiana, che mi ha assicurato la massima trasparenza nelle indagini. Abbiamo sensibilizzato le Nazioni Unite attraverso la nostra Rappresentanza”. Il timore, espresso da più parti, è che possa trattarsi di un caso simile a quello di Giulio Regeni, il ricercatore universitario torturato e ucciso in Egitto. “Ci aspettiamo che arrivino tutte le risposte che la famiglia e che tutti noi stiamo cercando“, sottolinea Di Maio, “perché una madre e un padre hanno il diritto di sapere com’è morto il proprio figlio. Questo è un diritto che lo Stato deve difendere ed è un diritto che io difenderò“.

Prima che iniziasse la manifestazione, c’è stato un colloquio privato tra il ministro e i genitori del giovane cooperante. Nel proprio intervento, il sindaco, Luigi De Magistris ha detto di essere stato contattato da un’emittente televisiva colombiana, leggendo quest’episodio come un segno del fatto che nulla cadrà nell’oblio e che “la storia di Mario è la storia di una città che ha la schiena forte ed è dalla parte degli ultimi“. “Il nostro striscione a Palazzo San Giacomo dimostra l’impegno a chiedere sin dall’inizio verità e giustizia“, ha affermato il primo cittadino che ha ribadito che nessuno ha mai creduto e mai crederà all’ipotesi del suicidio, fatta circolare nelle primissime ore dalle autorità colombiane. San Vicente del Caguan è presentata dagli addetti ai lavori come “un’area ad alto rischio“. Qui, si punta sulla formazione di chi si è pentito di aver aderito alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), così da rendere possibile un concreto reinserimento degli ex guerriglieri nella vita sociale e comunitaria.

A questi interventi sono seguiti quelli di Sandro Ruotolo, degli amici e della famiglia di Mario, omaggiato infine con un concerto offerto da alcuni gruppi musicale partenopei.