Il decreto “Cura Italia”, varato il 17 marzo scorso per riprogrammare la vita economica del paese a causa della pandemia di Covid-19, porta in dote 25 miliardi di euro: cifre che sanno di vera e propria manovra finanziaria. La scuola è uno dei settori che più ha bisogno di misure urgenti visto che l’interruzione forzata rischia di far perdere l’anno a milioni di giovani studenti. L’unica soluzione percorribile, volente o nolente, è affidarsi all’insegnamento telematico, cioè internet. La domanda, è se il Mezzogiorno sia pronto ad affrontare una rivoluzione tecnologica obbligata.

Secondo un rapporto Istat, il 48,4% della popolazione residente al Sud afferma di utilizzare il computer –quota che sfora il 60% al Nord. Simile il discorso per l’uso di internet: viene utilizzato da poco più del 55% nel meridione contro il 67,7% del settentrione. A quanto pare, c’è disparità nella diffusione del web sul territorio nazionale – un fattore che desta più di una preoccupazione per lo stravolgimento che ha subito l’Italia scolastica causa Coronavirus. Non è dato sapersi quando si potrà tornare tra i banchi di scuola, nel frattempo la certezza è la didattica a distanza; tant’è che il “Cura Italia” metterà a disposizione ben 85 milioni di euro solo per questo nuovo orizzonte della scuola – provvedimento che verosimilmente dovrebbe essere ufficializzato oggi. La cifra stanziata, da quanto si legge nell’articolo 120 del decreto, sarà investita così: 10 milioni di euro serviranno alle scuole per “dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, 70 milioni di euro serviranno per “mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme” e gli altri 5 milioni per “formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza.

Spiccano i 70 milioni utilizzati per dare la possibilità a famiglie disagiate di acquistare il materiale informatico – indispensabile per seguire le lezioni da casa, e forse – non è ancora stato chiarito – per sostenere anche gli esami di maturità. Come ammesso dallo stesso Ministero dell’Istruzione – al quale fa capo Lucia Azzolina – solo nella scorsa settimana sono arrivate richieste per 45mila tablet – testimonianza della ritardo tecnologico di molte famiglie italiane. L’acquisto dei dispositivi informatici, si effettuerà con prezzi contenuti e inferiori a quelli di mercato – tramite le piattaforme Consip e Mepa in comodato d’uso. Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, ottenuti i fondi – le famiglie interessate potranno comperare per i propri figli anche schede sim per collegarsi a internet e ausili informatici per eventuali disabilità.

Tuttavia il problema della didattica a distanza non sembra affatto risolto, e per il Sud come per il Nord. Da un lato i 70 milioni di euro investiti nell’acquisto di device corrisponderebbero a soli 200mila tablet, dall’altro regna l’incertezza per lo svolgimento degli esami di maturità e per le eventuali valutazioni a distanza. Il Ministro Azzolina non ha dato ancora indicazioni in merito.