Nella giornata di lunedì 25 maggio è tornato a riunirsi il consiglio comunale, ritrovatosi nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino. A concludere il dibattito l’intervento del sindaco Luigi De Magistris, che ha espresso il desiderio di costruire una città diversa, che riporti i suoi abitati sullo spazio pubblico, nel rispetto delle precauzioni sanitarie, ma anche del diritto alla mobilità, all’economia e al lavoro.

Tanti gli obiettivi polemici dell’intervento del sindaco, uno fra tutti: la criminalizzazione dei cittadini. A detta di De Magistris sarebbe interessante riportare l’attenzione sui responsabili dei tagli alla sanità pubblica, che hanno reso il lockdown indispensabile, anziché diffondere un clima d’accuse e sfiducia nei confronti dei presunti colpevoli di “movida”. “La caccia al colpevole nel cittadino e nell’operatore economico” non è la soluzione: occorre instaurare un rapporto di fiducia tra stato e cittadini, rivolgendo a questi ultimi appelli responsabili, consapevoli del loro buon senso. I napoletani, tra gli altri, non hanno certo rispettato il lockdown “perché qualcuno glielo ha detto col lanciafiamme“, ma perché sanno affrontare le situazioni critiche con resilienza e senso civico.

È proprio con questa resilienza, accompagnata da creatività, “visione ed immaginazione” che De Magistris dichiara di voler costruire i prossimi mesi di vita cittadina. Questo però, sarà possibile solo se ai sindaci verrà lasciata maggiore autonomia e veniamo, così, al secondo, ma non per importanza, obiettivo polemico del discorso del sindaco. Dalla videoconferenza con gli altri sindaci d’Italia tenutasi venerdì è emerso un sentimento comune: l’insoddisfazione nei confronti della scarsa autonomia lasciata ai sindaci nella gestione dell’emergenza. L’amministrazione dei comuni non può, per De Magistris, essere lasciata ai presidenti di Regione: “ogni sindaco ha il diritto di creare la città che vuole, nel rispetto delle norme sanitarie” e con la consapevolezza, che gli è propria, delle dinamiche interne che caratterizzano la sua città. Tuttavia, la liquidità concessa ai comuni dal governo italiano non è sufficiente: 3 miliardi di euro e nessun compromesso rispetto alle proposte avanzate in merito di dissesto e predissesto e liquidità. A questo proposito, De Magistris è drastico e dichiara, di sé e degli altri sindaci che “noi siamo pronti ad interrompere le relazioni istituzionali con il governo se entro quindici giorni non verranno accolte le nostre porposte“.

Ma quali son le intenzioni del sindaco per la fase 2 del Comune di Napoli? Sicuramente, il categorico rifiuto della desertificazione cittadina. Interdire gli spazi pubblici in nome della suddetta criminalizzazione dei cittadini (si veda il Bosco di Capodimonte che, a detta del sindaco, ha chiuso per ragioni diverse da quelle ufficialmente dichiarate) è controproducente: induce i cittadini a concentrarsi negli spazi privati e questo, come sappiamo, non è affatto sicuro per la salute. In seconda istanza, le restrizioni non fanno che alimentare la “pandemia economica e sociale“: le città deserte vengono occupate dalla criminalità e basta poco affinché l’esasperazione si trasformi in corruzione. Lo stato deve mostrarsi tempestivo e presente; in virtù di questa ambizione De Magistris auspica ad una costruttiva collaborazione con l’opposizione. Centrale, nella linea che il sindaco intende assumere, è la restituzione degli spazi della città ai suoi abitanti, sempre nel rispetto delle norme, per incentivare la ripresa economica e disincentivare, al contrario, gli assembramenti privati e la criminalità. Pedonalizzazione, occupazione gratuita del suolo pubblico da parte delle attività commerciali, apertura dei parchi, regolamentazione dell’ambulantato per i prossimi tre mesi: queste le iniziative volte a costruire una città vissuta dai suoi abitanti, con responsabilità.