Il solito fiume in piena. Vincenzo De Luca ne ha per tutti nella consueta diretta facebook del venerdì, nella quale da più di un anno informa i cittadini campani sulle mosse della Regione per arginare il Covid e non solo. I temi scottanti, nelle ultime settimane, sono scuola e vaccini. Se sui provvedimenti del Tar, che di fatto hanno disgregato tutte le ordinanze di palazzo Santa Lucia, dice “era esattamente quello che volevamo ottenere“; sulla mancanza di dosi per il governatore “è arrivato il tempo di smetterla con le manfrine, arriveremo a chiedere l’invalidazione del piano di distribuzione“.

Il primo obiettivo polemico è la gestione degli antidoti operata da Roma, nella persona del commissario Arcuri, incaricato della distribuzione: “Nessuno mi dica che stiamo rispettando criteri oggettivi, abbiamo assistito al mercato nero dei vaccini. Lo abbiamo denunciato e chiesto un riequilibrio che ancora non è avvenuto. Così la conseguenza sarebbe questa: nella distribuzione dei vaccini, per questa e la prossima settimana, alla Campania andranno 135mila vaccini“. A ciò, va aggiunta tuttavia la drastica sforbiciata effettuata da Pfizer, che ha dimezzato le dosi previste per l’Europa.

L’altra nota dolente, rispetto alla quale la Campania ne è uscita con le ossa rotte sul fronte normativo, è la scuola. Il Tribunale amministrativo, nell’arco di 48 ore, ha polverizzato il piano regionale per il rientro in classe. Un piano che fino ad ora, aveva condotto solo le prime due classi delle elementari ad abbandonare la dad in favore dello studio in presenza. Ma ora le date sono certe: le medie dovranno spegnere i pc dal 25 gennaio, le superiori dall’1 febbraio. Queste in sostanza le decisioni del Tar, che ha giudicato inammissibile la perseveranza dei vertici campani nel vietare la riapertura dei plessi scolastici. Ma qui De Luca ha scelto una posizione difensiva, con un laconico “siamo arrivati a raggiungere il nostro obiettivo“, nonostante non fosse filtrata alcuna intenzione di dare il lasciapassare agli studenti.

Infine, riservata una battuta pure sulla crisi di governo, scongiurata solo sulla carta qualche giorno fa: “depressione, una depressione nera“.