C’erano i familiari, gli amici veri di una vita, ma anche tanti esponenti della politica e migliaia di napoletani e turisti oggi ai funerali di Luciano De Crescenzo, morto giovedì scorso a Roma a 90 anni. Amato, amatissimo dalla sua gente, che ha voluto salutarlo per l’ultima volta nella basilica gotica di Santa Chiara nel cuore del centro storico di Napoli. La salma del filosofo è arrivata da Roma intorno alle 10.45, accolta da un fragoroso applauso.
In prima fila accanto alla figlia Paola Renzo Arbore e Marisa Laurito,che fino all’ultimo gli sono rimasti accanto. Sulla bara anche una sciarpa del Napoli calcio. Durante le celebrazioni, Gilda, moglie dell’autore, e Marisa Laurito hanno deposto dei fiori sul feretro. Molti i volti noti presenti da Marina Confalone, a Benedetto Casillo, Geppy Gleijeses, Domenico De Masi, il suo agente Vincenzo D’Elia. E poi i politici tra cui il governatore campano Vincenzo De Luca, l’assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, delegato dal sindaco Luigi De Magistris fuori città per impegni istituzionali e l’ex sindaco Antonio Bassolino. Nell’omelia, intensa e commovente, padre Giovanni Paolo Bianco ha voluto così raccontare lo scrittore: “Ha dato onore alla città, sapeva parlare alla gente. Napoli perde un grande uomo, un uomo d’amore che aveva il mare nei suoi occhi, il Vesuvio nel suo cuore”.

Parole toccanti, che hanno sintetizzato l’essenza autentica di De Crescenzo, il quale spesso diceva: se dovessi rinascere vorrei rinascere napoletano. Credo che questo sia qualcosa che non solo ci riempie di orgoglio, ma ci fa capire la bellezza delle radici che non dobbiamo mai abbandonare. L’assessore alla cultura Nino Daniele, il primo a prendere la parola alla conclusione delle esequie ha voluto esprimere il cordoglio della città: «Proviamo un immenso senso di vuoto e di impoverimento, avvertiamo che con la scomparsa di Luciano perdiamo uno dei più illustri cittadini della Napoli contemporanea. Luciano De Crescenzo non ha solo interpretato Napoli, ma con la sua arte, con il suo pensiero, con la sua intelligenza e con il suo linguaggio ha costruito la Napoli di questi anni. Luciano De Crescenzo è espressione di quella utopia della gentilezza, dimostrava la capacità di disporsi all’ascolto». Al termine della cerimonia il feretro del filosofo ha lasciato la chiesa di Napoli tra due ali di folla, accompagnato da un lungo applauso e in sottofondo la canzone “Era de’ Maggio” molto amata dallo scrittore, basata sui versi di una poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo. Il corteo funebre, accompagnato da pochi intimi, si è poi diretto a Furore, in Costiera Amalfitana, dove la salma è stata tumulata. Il Comune di Napoli ricorderà Luciano De Crescenzo intitolandogli una strada.