Con le nomination del David di Donatello la nazione si scopre innamorata di Napoli. La sua malia conquista il cinema e, attraverso le pellicole, si lancia alla conquista del mondo.

I fatti sono inoppugnabili come una regola matematica: 15 nomination per Ammore e malavita dei fratelli Manetti; 11 nomination per Napoli velata di Ferzan Ozpetek; 8 nomination per La tenerezza di Gianni Amelio, 7 nomination per La gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, che non è nemmeno un film canonico bensì un cartoon.

Né si tratta di premi di poco conto. Con Ammore e malavita le nomination comprendono podi di prima grandezza: miglior regista, miglior film, migliore attrice e miglior attore non protagonista; si tratta della coppia Claudia Gerini e Carlo Buccirosso.

La gatta Cenerentola concorre, tra le altre categorie, anche a quella di migliore film.

Della Napoli velata si riconosce la grande energia e forza dei due attori protagonisti – Alessandro Borghi e Giovanna Mezzogiorno – entrambi candidati al podio.

Solo con una malafede senza scuorno si può ancora negare che Napoli sia al centro di una straordinaria rinascita culturale, calamita di interessi artistici ai massimi livelli (moda, letteratura, cinema). E se la Napoli rappresentata in Ammore e malavita può tuttavia essere accusata di richiamare il cliché della Napoli malavitosa (sì, ma con quale trascinante ironia!), sicuramente i sontuosi interni di Napoli velata e quelli borghesi de La tenerezza tratteggiano la città come vissuta nei quartieri alti.

Del resto, alti o bassi non importa, non esiste una vera delimitazione, Napoli è sempre tutto e il contrario di tutto, è sempre la complessità del post-moderno e il pragmatismo della pizza a portafoglio.

L’unica tristezza è pensare che spesso proprio a Napoli non si coglie immediatamente la grande bellezza che il cinema sa raccontare, anzi di cui il cinema si nutre. Qui queste pellicole sono state accolte in modo tiepido, quasi con fastidio, da una certa parte degli spettatori partenopei.

Forse davvero nessuno è profeta in patria e, come è accaduto per La Grande Bellezza, a volte occorrono i riconoscimenti esterni per apprezzare quello che abbiamo sotto agli occhi.

Non scrivo mai in questa sede usando la prima persona, ma mi prendo questa licenza: lo immaginavo e soprattutto per Napoli velata.

Ora che si è scoperto che la nostra città va così di moda, il minimo che si possa fare è tifare per la squadra, per la Mezzogiorno e per ogni Mezzogiorno del mondo. Qualche volta l’alba arriva dal Sud.