La protezione di santa Patrizia, compatrona di Napoli assieme a san Gennaro, è al centro delle preghiere che dalle 07.00 di questa mattina i devoti stanno innalzando nel chiostro del monastero di san Gregorio Armeno, dove ne sono custodite le reliquie. Per evitare assembramenti e altre occasioni di contagio, nell’anno del Covid, i fedeli pregheranno nel chiostro del complesso religioso e non sarà possibile baciare le ampolle contenenti il sangue liquefatto.

Chiediamo a santa Patrizia di intercedere per tutte le nostre necessità fisiche e spirituali, non solo per quelle legate al nuovo Coronavirs“, ha detto nell’omelia monsignor Gennaro Acampa, che ha presieduto la celebrazione delle ore 11.00. “Sia nostro modello di vita per le Sue virtù, così da poterci fare anche noi santi. Quando parliamo di santità abbiamo idee un pò distorte, pensiamo sia un cammino di ascesi o l’abilità di fare miracoli, invece la santità è il vivere in pienezza una carità“, ha chiarito il Vicario Ausiliare, che si è poi soffermato sulla coerenza testimoniata dalla santa, che, dopo aver rinunciato a un matrimonio, impostole con la forza, si recò dal pontefice a Roma per consacrarsi a Dio. Tornata a Costantinopoli, sua città natale, rinunciò a tutte le ricchezze che le derivavano dalla sua condizione di nobildonna, discendente, forse, dell’imperatore Costantino. Intraprese un pellegrinaggio per la Terra Santa, durante il quale naufragò nell’isolotto di Megaride, oggi Castel dell’Ovo. Qui, creò un ordine per la cura dei bisogni spirituali, oltre che materiali, dei bisognosi. Si sa che morì nel 685 d. C. poco più che ventenne. Le sue compagne di pellegrinaggio, con le quali aveva dato vita a una piccola comunità monastica, lasciarono l’isolotto per portare le Sue spoglie nel monastero dei Santi Nicandro e Marciano, dove vi restarono fino al 1864. Nell’anno seguente l’Unità d’Italia, infatti, il corpo fu spostato nel complesso monastico di san Gregorio armeno, dove la spiritualità delle prime madri patriziane è oggi portata avanti dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia. Il 25 agosto, giorno della sua morte, ogni anno, moltissimi fedeli vengono in pellegrinaggio nel monastero per pregare dinanzi alle reliquie della santa che ha testimoniato con la vita che il distacco dai beni del mondo è possibile e permette la libertà che conduce alla beatitudine evangelica. Su quest’ultima si sofferma monsignor Acampa nella parte finale della sua omelia. “Beati i poveri di spirito, perché hanno il cuore tutto incentrato in Dio, a cui si affidano totalmente“, spiega, perché: “Lui è il Tutto e ha il primato su tutto. Beati i poveri che lo sanno e, per questo motivo, sono capaci di usare le cose del mondo senza averne alcun attaccamento“. E’ l’insegnamento che si attua con la “santità della porta accanto“, di cui parla papa Francesco. Non si traduce nella mortificazione del desiderio attraverso la rinuncia, ma nella riflessione sulla centralità del soggetto d’amore. “Beati coloro che hanno una famiglia, degli amici o una professione, ma mettono Dio al centro del proprio cuore“, ha sottolineato il vicario ausiliare di Napoli. Il cambiamento del cuore dell’uomo è, quindi, il vero miracolo, più che la liquefazione del sangue, che da secoli richiama l’attenzione dei fedeli, che, anche nell’anno del Covid, da tutta la regione sono arrivati nel luogo di culto, un tempo abitato da frati basiliani e monache benedettine.

Le messe per le vittime del Covid e per le loro famiglie, oltre che per l’umanità intera, così duramente colpita, continueranno per tutta la giornata. Nel pomeriggio, sono in programma tre celebrazioni, alle ore 17.00, 18.00 e 19.00. Quest’ultima sarà presieduta da padre Alessandro Iwaszczonek e sarà dedicata a quanti portano il nome della nobile bizantina che da secoli protegge Napoli, i naviganti, le partorienti e le donne che desiderano sposarsi.