Dario Fo nasce a San Giano, in provincia di Varese, nel 1926 da padre ferroviere e madre contadina. A Milano giovanissimo, frequenta l’Accademia di Brera. Si iscrive al Politecnico, che frequenta fino a pochi esami dalla laurea. Con questa esperienza inizia a scoprire un mondo fino ad allora lontano dalle sue radici.
Studiando architettura, rimane stupito dal fatto che la maggior parte di esse è opera di scalpellini semplici operai, ignoranti ed analfabeti.
Inizia a scrivere e recitare lui stesso storie il cui obiettivo è rappresentato dal mettere a nudo l’incompletezza della cultura scolastica. Questo fa di lui un anticonformista, un provocatore del potere, un sorprendente giullare.
Nel 1952 viene introdotto alla RAI da Franco Parenti: recita per radio delle storie assurde, ma con dentro dei temi ben precisi: l’ironia sui luoghi comuni e la omologabilità della gente per bene, l’orrore per il mondo dei ricchi, l’amarezza e la ribellione per la propria condizione e il disegno del potere di esercitarsi attraverso il bisogno e la paura.
Debutta al Teatro Odeon di Milano e lascia la radio, che limita fortemente le sue capacità espressive. In seguito collabora con autori come Giustino Durano e lo stesso Franco Parenti. Dalla collaborazione con Parenti e Durano nasce nel ’53 “Il dito nell’occhio” (satira politica e sociale) che fa strage degli “eroi” della storiografia ufficiale.
Nel ’54 si scontra con la censura del governo Scelba con il testo “Sani da legare”, contro la “legge truffa”. In questo periodo Fo si cimenta in campo cinematografico scrivendo e recitando tra gli altri sotto la regia di Carlo Lizzani nel film “Lo svitato”. Collabora a varie sceneggiature con Age Scarpelli, Pietrangeli, Pinelli..
Nel 1959 Dario Fo con Franca Rame mette su una “compagnia” recitando fino al ’67 nelle “commedie”: “Gli Arcangeli non giocano a flipper” (1959-60), “Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri” (1960-61), “Chi ruba un piede è fortunato in amore” (1962-62), “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe” (1963-64), “La signora è da buttare” (1967-68). fo2
È questo un periodo “borghese” dell’attività di Fo, nel senso che agisce all’interno del teatro borghese, davanti ad un pubblico sostanzialmente borghese. In effetti, però, il suo teatro è sempre più politico, e sente quindi l’esigenza di ricollegarsi fino in fondo alla cultura popolare.
Con la nascita del primo governo di centrosinistra Fo viene chiamato a lavorare in televisione, prima con la direzione di una rivista musicale e subito dopo con la famosa “Canzonissima”. Nelle sue trasmissioni Fo prende di mira il clero, gli industriali, la mafia, parla dei problemi di vita delle masse popolari; la satira rimane sempre l’arma principale di comunicazione.
Dopo solo pochi mesi la RAI lo mette al bando, dopo uno sketch sulle speculazioni degli impresari edili, proprio mentre è in corso nel paese una dura lotta dei lavoratori di quel settore. Dario Fo e Franca Rame denunciano la repressione dell’ente pubblico nei loro confronti.
La sua sensibilità lo porta da artista al servizio del movimento rivoluzionario proletario, in mezzo al popolo, nei quartieri, nelle fabbriche occupate, nelle piazze, nei mercati coperti, nelle scuole.
Al termine della stagione teatrale la “compagnia Fo – Rame” si scioglie e viene costituita la “Associazione Nuova Scena”, che afferma nel proprio statuto, di porsi come obiettivo ” la crescita di un reale processo rivoluzionario che porti al potere la classe operaia”.
Nel ’68 Fo scrive e mette in scena “Grande pantomima con bandiere e pupazzi piccoli, grandi e medi”, sulla continuità dello stato del fascismo alla “repubblica democratica”, sulla lotta di classe. Si rifà al teatro popolare con l’uso delle maschere, dei burattini e delle marionette.
Alla stagione teatrale 1969-70 appartengono “Mistero Buffo”, “Legami pure che tanto spacco tutto lo stesso”, “L’operaio conosce 300 parole, il padrone 1.000, per questo lui è il padrone”. In “Mistero Buffo” sviluppa ed approfondisce la ricerca sulle origini della cultura popolare: più di tre ore di testi medioevali, recitati in dialetto (“padano”) che riesce a coinvolgere il “pubblico” in uno spettacolo corale di straordinaria efficacia, di satira violenta degli antenati dei padroni di oggi. Diventerà il più popolare spettacolo di Fo. In “Mistero Buffo” è forte il richiamo al passato per conoscere le dinamiche di oggi.
Nel 1970 Fo ed altri suoi compagni si costituiscono in “Collettivo Teatrale la Comune”. All’indomani del “suicidio”- omicidio del ferroviere Pinelli, Fo mette in scena lo spettacolo “Morte accidentale di un anarchico”.
Lo spettacolo conquista in pochi mesi un enorme consenso di massa che riesce a salvarlo dalla repressione della polizia e della magistratura, che a più riprese vorrebbero impedirne lo svolgimento.
Nella stagione 1971-72, Dario Fo e Franca Rame scrivono e mettono in scena: “Morte e resurrezione di un pupazzo” (lo spettacolo è mordente, violento, duro; la satira non permette respiro), “Fedayn” e “Ordine per DI0.000.000.000!”.
Del periodo è lo spettacolo “Pum! Pum! Chi è? La polizia!”. Dura la repressione dello Stato. La magistratura ipotizza contatti di Dario Fo e di Franca Rame con le Brigate Rosse. A Milano nel quartiere periferico di Quarto Oggiaro, teatro di forti tensioni sociali, viene affittato un cinema per rappresentare gli spettacoli della “Comune”. Per la prima volta si tenta di stringere un legame forte tra il teatro e la strada. È in questa situazione di aperto scontro tra la “Comune” ed il potere che, nel ’73, Franca Rame viene sequestrata, a due passi dalla sede della DC, da un commando fascista per essere percossa e violentata. Fo va incontro ad un breve, ma sofferto, periodo di crisi. A Sassari per la rappresentazione di “Guerra di popolo in Cile” (ispirato al colpo di stato del ’73) la Questura fa irruzione con la forza nel cinema affittato. Lo spettacolo viene sospeso. Il giorno seguente dovrebbe essere rappresentato “Mistero Buffo”, ma la polizia arriva in forze prima ancora dell’inizio dello spettacolo. Fo si oppone all’ingresso dei poliziotti. Viene arrestato, ma la sua prigionia dura solo 19 ore: viene liberato a furor di popolo.fo3
Nel ’74 la “Comune” porta in Francia il “Mistero Buffo”. Dopo 15 anni di esilio, Fo torna alla RAI nel 1977. Continua comunque a scrivere opere quali: “Fabulazzo osceno” (’82), “Coppia aperta” (’83), “La fine del mondo 2” (’85), “Il Papa e la strega” (’89), “Zitti! Stiamo precipitando” (’90), “Dario Fo recita Ruzzante” (’93).
Le opere di Fo vengono poi rappresentate in giro per il mondo: in Argentina, in
Australia, in Austria, in Belgio, in Brasile, in Bulgaria, in Canada, in Cina, in Danimarca, nello Zimbabwe, in Venezuela, negli USA, in Uruguay, in Svezia, in Svizzera, in Olanda, in Messico, in Inghilterra, in Israele, in Scozia, in Romania, in Cile, in Francia, in Germania, in Giappone, in Norvegia, in Irlanda, in Islanda, in Spagna, in Sud Africa, ecc. ecc…
Nel 1997 Dario Fo è stato insignito del  premio Nobel per la Letteratura, premiato per la sua lingua incomprensibile ma altamente comunicativa. Fo è stato l’uomo di cultura italiano più famoso all’estero perché il suo linguaggio è universale, perché parlava con il corpo, perché parlava di ciò che ci accomuna ai nostri simili, perché ci riportava alle radici rituali, festose e carnevalesche del teatro.
Dario Fo, insofferente fino alla fine di restare chiuso in qualsiasi clichè, compreso quello politico, muore oggi a 90 anni.
                                  La morte di un comico perennemente in rivolta.

A proposito dell'autore

Carlo Fedele

Pur essendo passato sotto innumerevoli Forche Caudine, rimane perennemente in attesa di giudizio

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