Abbiamo visto che il Bilancio della UE (approfondisci) oltre alle spese programmate per finanziare le politiche dell’Unione nell’ambito di programmi pluriennali, riserva una serie di risorse finanziarie destinate a rispondere a crisi e situazioni inattese.

La pandemia ha richiesto misure straordinarie di sostegno al lavoro che sono state inglobate nello SURE, il programma temporaneo istituito per proteggere i posti di lavoro in tutta la Comunità Europea.

Lo SURE consiste in un prestito agevolato da parte della UE agli Stati membri che ne fanno richiesta per sostenere le aziende costrette alla riduzione delle ore lavorative ed evitare i licenziamenti (in Italia Cassa Integrazione e sussidi).

I fondi per sostenere il programma saranno reperiti sul mercato attraverso titoli emessi dalla UE. Questi titoli sono la cosa più simile agli Eurobond (approfondisci) che esista al momento.

Degli 81 miliardi complessivi dello Sure, 27,4 miliardi sono stati destinati all’Italia.

Il collocamento della prima trance di questi titoli si è tenuto questa settimana ed ha riscosso un grande successo sul mercato degli investitori istituzionali.

Infatti la prima emissione di obbligazioni comuni della storia ha raccolto 233 miliardi di euro di richieste.

Sono stati emessi due bond con rating AAA a tasso fisso a 10 e 20 anni .

L’offerta del titolo a 10 anni è stato di 10 miliardi di Euro a fronte di una richiesta di 145 miliardi.

Quello a 20 anni è stato collocato per 7 miliardi a fronte di offerte per 88 miliardi.

Questo ha portato a tassi del – 0,238% per il titolo decennale e dello 0,131% per il ventennale (gli equivalenti titoli italiani pagano a 10 anni lo 0,735% con rating BBB).

I tassi ai quali i prestiti saranno concessi sono molto più bassi di quelli che gli stati membri sarebbero costretti a pagare se facessero emissioni dirette di debito pubblico.

C’è da sottolineare comunque che i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi Membri del Sud Europa (Italia, Spagna, Francia) si sono ridotti al punto tale da portare la Spagna a pensare di non aderire al Recovery Fund (approfondisci) perché può finanziarsi da sola. Discorso in forse per la Francia che proprio ultimamente ha perso il rating AAA (approfondisci) e quindi paga leggermente più cari i suoi titoli di Stato.

Il mercato ha fame di emissioni obbligazionarie sicure e questo successo fa ben sperare anche sul reperimento dei fondi per il Recovery Fund.

Insomma anche se finalizzati a specifiche esigenze, e quindi collocati con altro nome, gli Eurobond sono una realtà che piace agli investitori.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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