Lezioni di vita

Tradimento? La camorra uccide soprattutto quando è debole. Le uccisioni a Scampia e Secondigliano sono andati avanti per così tanto tempo che gli inquirenti quasi rimpiangono i loro trionfi precedenti. Nella memoria vi è un periodo d’oro in cui la camorra era forte. Il boss allora era un recluso di nome Paolo Di Lauro, una presenza raramente vista,  ora sta scontando una condanna a vita ed e` visto come uno dei più grandi camorristi di tutti i tempi. Poco si sa dei suoi primi anni, tranne che era nato a Secondigliano nel 1953, rimasto orfano giovane, è stato adottato da una famiglia di modeste condizioni che avevano una casa vicino al centro del quartiere. La madre era una casalinga, il padre un semplice operaio. Erano  napoletani alla vecchia maniera che parlavano un dialetto quasi incomprensibile nel resto d’Italia. Di Lauro ha frequentato la scuola elementare prima di abbandonare gli studi e andare al lavorare, prima come garzone per un negoziante locale. Verso i 18 anni si trasferisce nelle zone industriali del Nord Italia, dove lavora porta a porta a vendere biancheria intima e lenzuola agli operai migranti del sud. In gergo locale tali commercianti sono conosciuti come magliari, una parola che può anche significare imbroglioni. Non ci sono prove che Di Lauro abbia truffato nessuno, al momento, ma la sua successiva storia indica che egli non avrebbe esitato se glie ne fosse stata data la possibilità. Era tranquillo e insolitamente ambizioso. Nel Nord ha fatto un po ‘di soldi e ha sviluppato un gusto per i giochi di carte ed il gioco d’azzardo. Aveva talento con la matematica. Torna a Secondigliano sposa una ragazza locale che nel 1973 gli da il primo di 11  figli. Sua moglie e` molto religiosa, come era lui e si i amano molto.

Non e` un combattente. E` la sua freddezza al gioco d’azzardo, che lo porta all’attenzione del clan che controlla Secondigliano, in quel periodo. Il capo del clan e` un camorrista di nome Aniello La Monica, che ha un negozio di abbigliamento chiamato Python, la sua arma preferita, e` un pesante 357 Magnum revolver. La Monica e` un assassino, responsabile della morte di molti uomini, tra cui , si dice, uno per decapitazione (eseguita da lui stesso), ma era stranamente timoroso riguardo al traffico di droga, preferendo attenersi alle occupazioni tradizionali del contrabbando di sigarette, appalti di edilizia pubblica e la protezione dei negozianti del quartiere dal crimine. Intorno al 1975 usa Di Lauro come contabile del clan. La posizione di Di Lauro gli da una vista privilegiata del business e lo convince dopo diversi anni, nonostante la riluttanza di La Monica, che, di gran lunga, maggiori profitti potrebbero essere realizzati nel commercio locale ancora inutilizzato di eroina e cocaina. Questo  diventa ancora più evidente dopo il grande terremoto di Napoli del 1980, che spinge fuori migliaia di persone dalle loro case in rovina nel centro della città riempiendo i progetti ‘sociali’ di alloggi pubblici  a Scampia con poveri e diseredati.

Napoli-Terremoto

Negli anni che seguono, miliardi di dollari di fondi per la ricostruzione verranno elargiti a Napoli. Di Lauro nascosto nell’ombra, parla poco. Ascolta e osserva.  Crede che le persone razionali possono risolvere le loro controversie professionali attraverso il compromesso e la negoziazione, e che dovrebbero uccidere soltanto come ultima risorsa. Era più auto-disciplina, però, che bonta` di carattere. La Monica, che si dice di essere stato un buon giudice di uomini, comincia a temere che Di Lauro sia quello più spietato di tutti. Da parte sua, Di Lauro ha concluso che La Monica e` diventato un ostacolo al commercio, e nel 1982 cerca di rimuoverlo dal potere informando i membri  principali del clan, come ragioniere, che La Monica stava prendendo più della sua giusta quota di profitti. Quando La Monica viene a sapere del tradimento di Di Lauro, ingaggia due killer da una città vicina per far uccidere Di Lauro. Arrivano su uno scooter, trovano Di Lauro in un mercato di strada, gli sparano contro, ma non lo colpiscono, nonostante lo inseguano lui riesce a sfuggire.

Dopo di cio`non c’e` stato spazio per il compromesso, e persone all’interno del clan sono di fronte alla prospettiva di dover scegliere tra i due uomini. Qualsiasi incertezza abbiano avuto non e` durata a lungo. Di Lauro ha pagato un socio per attirare La Monica dalla sua casa con la scusa di mostrargli diamanti rubati, e La Monica, avendo riconosciuto il rischio, entrò nella trappola così non sarebbe sembrato che si nascondeva in casa. Una volta in strada vede che il socio e` scomparso. Prima che potesse rifugiarsi di nuovo in casa sua, Di Lauro e altri tre sono venuti, accelerando, dietro un angolo in una Fiat e lo investono con violenza. L’impatto non lo uccide. Il danno alla macchina non si conosce. Di Lauro ed i suoi complici scendono dalla vettura e uccidono La Monica con colpi di pistola. La Monica aveva appena 40 anni. Di Lauro non era ancora trentenne. Si dice che non fosse un buon tiratore. Su consiglio dei suoi amici, ha giurato usare mai piu`una pistola. Sembra che non lo abbia piu` fatto da allora in poi.

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Il giorno del funerale di La Monica, tutta la gente di Secondigliano era in lacrime, e molti commercianti hanno chiuso i battenti per rispetto. Di Lauro ha partecipato solennemente la sepoltura, poi svanisce di nuovo nell’ombra. Era così avverso a uscire allo scoperto che la polizia non ne ha saputo nulla per anni. Non avevano idea di chi aveva assassinato La Monica, perché nessuno parlava. Subito dopo l’uccisione, i leader di un clan importante nel centro della città, chiede un incontro, perché anche loro non  riuscivano a capire che cosa fosse successo. Di Lauro partecipa alla riunione con alcuni dei suoi uomini e spiega che vogliono fare affari in amicizia ed in pace. Questo e` vero, almeno per quanto riguarda lo stesso Di Lauro. Incidentalmente, la polizia ha scelto quella riunione pere effettuare un raid. Detengono Di Lauro, ma poi lo rilasciano senza mettere in discussione, presumendo che fosse un delinquente di minore importanza. Di Lauro giurò che non avrebbe mai più partecipato ad una riunione. Era bravo a trarre insegnamenti dalla vita. Gli piaceva anche dare lezioni. Per esempio: è meglio condividere profitti che combattere per loro; ed anche: “Dovete essere disposti ad andare in guerra, ma se la violenza è l’unica abilità, si perde alla fine, e muore”. E: “L’omicidio è pericoloso perché attira l’attenzione”. E: “se la polizia vi perquisisce la casa, mantenete la calma; non agite in maniera arrogante; non dite più del necessario. Vivere modestamente, vestirsi con modestia, guidare modestamente, non portare una pistola. Non fare uso di droghe. Se si vuole andare con una puttana in giro, va bene, ma fatelo in qualche parte lontano, come Monaco o Marbella. Vai con donne francesi o spagnole. Qui a Secondigliano, non andate a letto con le mogli e le figlie di altri uomini. Qui a Secondigliano, l’unico suono che dovremmo sentire è il fruscio del denaro contante”.

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Di Lauro accumula il suo potere in maniera crescente quando la gente si rivolge a lui per decisioni ed aiuto. E` attento a mantenere relazioni rispettose con altri clan in tutta la regione, ma evitando l’intreccio potenzialmente pericoloso delle alleanze formali. Particolarmente delicata sono i suoi rapporti con una famiglia locale di nome Licciardi, un potente clan ben consolidato nelle zone di Secondigliano e Scampia, con il quale è riuscito più volte a evitare di andare in guerra, anche quando la sua azienda si e`estesa. Tale attività è ora basata principalmente sugli stupefacenti, con margini di profitto cinque volte piu` alti, ma non con l’esclusione di altre opportunità nelle aree di guadagno tradizionali dalle sigarette, ai negozi di gioco locali e all’estorsione, così come nella fioritura del nuovo mercato dei marchi contraffatti.

Una foto di scena da ''Gomorra ', il film di Matteo Garrone tratto dal best seller di Roberto Saviano. ANSA

Una foto di scena da ”Gomorra ‘, il film di Matteo Garrone tratto dal best seller di Roberto Saviano. ANSA

 

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Life Lessons

Betrayal? The Camorra murders especially when it is weak. The killing in Scampia and Secondigliano has been going on for so long that some prosecutors almost regret their previous triumphs. In memory there is a golden era when the Camorra was strong. The boss then was a recluse named Paolo Di Lauro, a presence rarely seen, who is now in prison effectively for life and stands as one of the greatest Camorristi of all time. Little is known of his early years except that he was born in Secondigliano in 1953, was orphaned young, and was adopted by a family of modest means that had a house near the center of the district. The mother was a housewife, the father a simple laborer. They were deep Neapolitans who spoke a dialect nearly unintelligible elsewhere in Italy. Di Lauro attended a few years of primary school before dropping out and getting to work, first as an assistant for a local shopkeeper. By his late teens he had moved to the industrial zones of far-off Northern Italy, where he worked door-to-door selling underwear and bedsheets to migrant factory workers from the South. In local parlance such merchants are known as magliari, a word that can also mean cheaters. There is no evidence that Di Lauro cheated anyone at the time, but his subsequent history indicates that he might not have hesitated if given the chance. He was quiet and unusually ambitious. In the North he made a bit of money and developed a taste for card games and gambling. It turned out that he was mathematically inclined. Back in Secondigliano he married a local girl who in 1973 bore him the first of 11 children—all of them sons. His wife was very Catholic, as was he. They loved each other very much.

He was not a fighter. It was his coolness when gambling that brought him to the attention of the clan that controlled Secondigliano at the time. The head of the clan was a flamboyant Camorrista named Aniello La Monica, who had a clothing store named Python, after his preferred weapon, a heavy .357 Magnum revolver. La Monica was an aggressive killer—responsible for the deaths of many men, including, it is said, one by hands-on decapitation—but he was strangely shy about the drug trade, preferring to stick to the traditional pursuits of dealing in black-market cigarettes, meddling in public construction, and protecting the neighborhood shopkeepers from crime. Around 1975 he engaged Di Lauro to do the clan’s books. The position gave Di Lauro a privileged view of the business and convinced him after several years—despite the continuing reluctance of La Monica—that far greater profits could be made in the as yet unexploited local trade in heroin and cocaine. This became all the more evident after the great Neapolitan earthquake of 1980, which drove thousands of people from their ruined center-city slums and swelled the Scampia public-housing projects with the poor and dispossessed.

In the years that followed, billions of dollars of reconstruction funds infused cash into every level of Neapolitan society. Di Lauro stuck to the shadows. He spoke little. He listened and observed. He believed that rational people can resolve their professional disputes through compromise and negotiation, and that they should kill only as a last resort. He was more self-disciplined, however, than he was gentle. La Monica, who is said to have been a good judge of men, came to fear that Di Lauro was the most ruthless man of all. For his part, Di Lauro concluded that La Monica had become an impediment to business, and in 1982 he tried to remove him from power by informing key clan members, as the bookkeeper, that La Monica had been taking more than his fair share of the proceeds. When La Monica learned of Di Lauro’s treachery, he hired two killers from a nearby town to hunt Di Lauro down. They arrived by motor scooter, found Di Lauro at a street market, shot at him, missed, and chased him around until he escaped.

Afterward there was no room left for compromise, and people within the clan faced the prospect of having to choose between the two men. Any uncertainty they felt did not last for long. Di Lauro paid an associate to lure La Monica out of his house by offering to show him stolen diamonds, and La Monica, much as he recognized the risk, walked into the trap so he would not seem to be cowering at home. Once on the street he found that the associate had disappeared. Before he could retreat into his house, Di Lauro and three others came speeding around a corner in a Fiat and smashed into him. The impact did not knock him down. The damage to the Fiat is unknown. Di Lauro and his accomplices got out of the car and killed La Monica with pistol shots. La Monica was barely 40 years old. Di Lauro was not yet 30. It is rumored that he was a poor marksman. On the advice of his friends, he swore never again to handle a gun. It seems that he never did, directly, from then on.

On the day of La Monica’s funeral, all of Secondigliano mourned, and many shopkeepers closed their doors in respect. Di Lauro solemnly attended the burial, then faded again into the shadows. He was so averse to standing out that the police knew nothing about him for years. They had no idea who had murdered La Monica, because no one talked. Soon after the killing, the leaders of an important clan in the center of the city asked for a meeting, because they too could not decipher the event. Di Lauro attended the meeting with several of his men and explained that they wanted to do business in friendship and peace. This was true, at least for Di Lauro himself. As luck would have it, the police picked that meeting to raid. They detained Di Lauro but then released him without questioning, assuming he was a minor thug of no consequence. Di Lauro swore that he would never again attend such a meeting. He was a great one for drawing lessons from life. He liked to teach lessons, too. For instance: It is better to share profits than to fight over them. And: You have to be willing to go to war, but if violence is your only skill, you will lose in the end and die. And: Murder is bad because it attracts attention. And: If the police search your place, stay calm; do not act cocky; do not say more than necessary. Live modestly, dress modestly, drive modestly, do not carry a gun. Do not use drugs. If you want to gamble and whore around, that’s fine, but do it somewhere far away, like Monaco or Marbella. Go with French women or Spanish. Here in Secondigliano, don’t fuck casually with other men’s wives and daughters. Here in Secondigliano, the only sound we should hear is the patter of cash.

Di Lauro amassed his power incrementally as people turned to him for decisions and help. He was careful to maintain respectful relations with other clans throughout the region, and yet to avoid the potentially dangerous entanglement of formal alliances. Particularly delicate were his dealings with a local family named Licciardi—a powerful clan well established in areas of Secondigliano and Scampia, with whom he managed repeatedly to avoid going to war even as his business expanded. That business was now based primarily on narcotics, with its five-fold profit margins, but not to the exclusion of other opportunities in the traditional realms of untaxed cigarettes, local gambling shops, and small-time extortion, as well as in the blossoming new market in counterfeit brands.

Vanity Fair

May 2012

Traduzione

Simona Caruso