La Camorra non dorme mai

“L’Uomo Coniglio”

Ma poi, in quello stesso anno, Di Lauro ha perso brevemente il controllo. Un ex socio di nome Antonio Ruocco il leader di un piccolo clan in una città vicina, uscito dal carcere, scopre che la sua piazza era stata assegnata ad un altro uomo. Ruocco va in guerra e, dopo un paio di omicidi, riunisce numerosi uomini armati, si ferma in un bar a Scampia, e apre il fuoco con fucili d’assalto, uccidendo cinque dei più stretti collaboratori di Di Lauro e ferendone altri nove. Se questa e`una brutta situazione, la risposta è stata disastrosa: alcuni membri del clan di Di Lauro hanno perso il controllo, e sotto la loro autorità non solo hanno dato la caccia a Ruocco ma hanno cominciato a sterminare tutta la sua famiglia. Ruocco sopravvive fuggendo a Milano, ma gli uomini di Di Lauro uccidono la sua anziana madre, suo zio, attentano a suo fratello (sopravvissuto), alla moglie di suo fratello (morta), ed hanno cercato di uccidere una sorella chiudendola in un bagno e dando fuoco alla stanza (è scappata da una finestra ed ha lasciato la citta`). Di Lauro si arrabbia per queste azioni. L’usare come bersaglio dei familiari innocenti e in particolare una donna anziana, costituisce una grave violazione delle norme della camorra. Peggio ancora, il dramma aveva richiamato l’attenzione dei distretti settentrionali. Di Lauro, ripreso il controllo,  fa uccidere gli assassini della donna a loro volta, e ordina un cessate il fuoco, ma le domande pericolose che erano state sollevato  non sarebbero andate via.

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Tre mesi dopo, nell’agosto del 1992, la polizia trova Ruocco a Milano, dove si era  rintanato nella paura della collera di Di Lauro. Salta da una finestra del terzo piano, quando arriva la polizia, atterrato male, finisce in prigione, dove, dopo un periodo di silenzio comincia a raccontare i segreti della camorra, tra cui la storia dell’omicidio di La Monica. E ‘stato il primo colpo di fortuna dello Stato, ma non uno buono. Dopo molta confusione e chiasso, tutto ciò che è venuto dalla cooperazione di Ruocco e` la sua propria condanna per associazione a delinquere. Nel 1994 il putiferio si era calmato. Secondo Simone Di Meo, questo è stato il momento in cui la stampa italiana ha identificato per la prima volta Di Lauro ed il suo clan. In questo caso, la polizia non leggeva i giornali, perché i detective che poi hanno gestito le indagini per sette anni, che alla fine hanno portato alla cattura di Di Lauro mi hanno detto che all’inizio, del 1995, non avevano mai sentito di un uomo con questo nome.

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All’insaputa della polizia, Di Lauro ha avuto problemi nuovamente, nel 1997, quando alcuni dei suoi uomini hanno ucciso un nipote di Licciardi, in quella che era iniziata come una lite per una donna in un bar, e Licciardi ha risposto inchiodando una lista della morte di 17 soci Di Lauro ad una porta di una chiesa. Si dice che lo stesso Di Lauro abbia ordinato alcuni di quelli sulla lista di essere uccisi per dimostrare la sua buona fede, ma sembra più probabile che semplicemente abbia accettato i loro destini. La lista e` rimasta sulla porta fino a quando un prete la ha tirata giù. La maggior parte dei 17 nominati nella lista sono sopravvissuti. Per una qualche ragione, i due gruppi hanno  evitato la guerra e hanno continuato la loro convivenza nella diffidenza reciproca come prima. C’era un sacco di soldi in ballo. Ormai la polizia sa di un uomo di nome Di Lauro che e` un camorrista locale, ma non hanno le sue fotografie e non riescono a capire il suo ruolo. Hanno pensato che era, tutt’al più, un semplice capitano nel clan Licciardi. Alcuni investigatori hanno lavorato al caso a tempo pieno. Continuano le intercettazioni telefoniche cercando di mettere insieme il puzzle. Raramente riescono a capire ciò che viene detto: le comunicazioni non sono semplicemente in codice ma incomprensibili ed insulari, come un’intera micro-lingua che deve essere imparata. Tracciando i collegamenti, alla fine si sono resi conto che hanno a che fare con una struttura piramidale. Hanno sentito frequenti riferimenti a qualcuno di nome Pasquale. A volte è stato chiamato “L’Uomo Coniglio.” Questo puo` significare che ha una famiglia numerosa o che sia veloce. Sembra che lui sia il capo.

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Camorra Never Sleeps

“The Rabbit Man”

But then, in that same year, Di Lauro briefly lost control. A former associate named Antonio Ruocco—the leader of a small clan in a nearby town—returned from prison and found that his piazza had been awarded to another man. Ruocco went to war and, after a couple of back-and-forth killings, gathered several gunmen, pulled up at a bar in Scampia, and opened fire with assault rifles, killing five of Di Lauro’s closest associates and wounding nine others. If that was bad, the response was disastrous: certain members of Di Lauro’s clan went rogue, and on their own authority set out not just to hunt down Ruocco but to exterminate his entire family. Ruocco survived by fleeing to Milan, but Di Lauro’s men killed his aging mother, killed his uncle, shot his brother (he survived), shot his brother’s wife (she died), and tried to kill a sister by locking her in a bathroom and setting it on fire (she escaped through a window and left town). Di Lauro was angry about these actions. The targeting of innocent family members—and particularly an old woman—constituted a serious violation of Camorra norms. Worse, the drama had called attention to the northern districts. Di Lauro regained control by having the woman’s killers killed in turn, and by ordering a cease-fire, but dangerous questions had been raised that would not go away.

Three months later, in August 1992, the police found Ruocco in Milan, where he had been cowering in fear of Di Lauro’s wrath. He jumped from a third-floor window when the police arrived, landed badly, and ended up in prison, where after a period of silence he began spilling the Camorra’s secrets, including the story of La Monica’s murder. It was the state’s first break, but a lousy one. After much confusion and fuss, all that came of Ruocco’s cooperation was his own conviction for conspiracy. By 1994 the ruckus had died down. According to Simone Di Meo, this was the moment when the Italian press first identified Di Lauro and his clan. If so, the police weren’t reading the papers, because the detectives who later ran the seven-year investigation that ultimately brought Di Lauro down told me that at the start, in 1995, they had never heard of the man by name.

Unbeknownst to the police, Di Lauro had trouble again, in 1997, when some of his men killed a Licciardi nephew in what began as a quarrel over a woman in a bar, and the Licciardis responded by nailing a death list of 17 Di Lauro associates to a church door. It is said that Di Lauro himself ordered some of those on the list to be killed to show his good faith, but it seems more likely that he simply acquiesced in their fates. The list stayed on the door until a priest took it down. Most of the named 17 survived. For whatever reason, the two groups veered away from war and continued their wary coexistence as before. There was a lot of money being made. By now the police knew of a man named Di Lauro who was a local Camorrista, but they had no photographs of him and did not understand his role. They thought he was at most a mere captain, and in the Licciardi clan. A few detectives worked the case full-time. They kept tapping phones and trying to piece together the puzzle. Rarely could they understand what was being said: the communications were not merely guarded but illiterate and insular, like an entire micro-language that had to be learned. By plotting the connections, they eventually realized they were dealing with a pyramidal structure. They heard frequent references to someone named Pasquale. Sometimes he was called “the Rabbit Man.” This may have meant that he had a large family or that he was fast. It seemed that he was the boss.

Vanity Fair May 2012

Traduzione

Simona Caruso