Per chi come Gino Giaculli fa il mestiere di giornalista e come inviato in zone di frontiera ne ha viste tante, i ricordi e le esperienze vissute possono materializzarsi nelle pagine di un romanzo.

Dopo Il mestiere di Carta e L’ombra e la notte, il redattore del Mattino ha dato alla stampa il suo terzo romanzo: La pelle dal mare – Ed. Lastaria.

Quanto ci sia dell’autore nella voce narrante lo può ben comprendere chi ha avuto modo di conoscere Giaculli, di sapere quale siano i suoi molteplici interessi; fra le sue passioni sicuramente la musica che fa da colonna visiva al nuovo romanzo il quale, non a caso, ha nella prefazione la firma di Massimo Ranieri.

Tema dominante intorno al quale ruotano più personaggi, ognuno dei quali nell’economia della trama porta le proprie storie, è un argomento non a caso di cronaca, fortemente di attualità: l’emigrazione.

Eroi positivi ed eroi negativi, seppure non nettamente definiti in maniera manichea, sono coinvolti in una vicenda nella quale lo sguardo verso l’altro, il diverso, può essere di compassione, indifferenza, interesse criminale.

Si parla di migranti, dello sporco traffico di poveri emarginati che, nello specifico del romanzo, diventano cavie per esperimenti allucinanti che talora colorano di noir la narrazione.

In una clinica estetica, il cinico direttore e la sua equipe di spregiudicati medici sono riusciti a trovare l‘elisir della giovinezza, un farmaco che blocca il naturale processo di invecchiamento della pelle. Il rivoluzionario trattamento è pronto essere applicato sui i facoltosi pazienti pronti a sborsare qualsiasi cifra pur di fermare il tempo.

Un mondo dell’effimero e dell’efferatezza dove accanto all’indifferenza, all’edonismo, al profitto vi è , però, anche tanta solidarietà fatta di gesti concreti di altruismo e generosità.

L’autore della La pelle dal mare, nonostante l’incombente scenario apocalittico in cui si dipanano le varie vicende, resta ancorato a quella speranza che gli consente, con occhio critico e mai scettico, di osservare le miserie umane.

La prosa di Giaculli è asciutta, scabra, essenziale, nessuno orpello deve distogliere l’attenzione; egli, da vero cronista, vuole colpire il cuore del lettore che davanti alla pagina registra gli eventi come in un reportage.

Parafrasando Dalla pelle al cuore, un ritornello di una nota canzone di Venditti, e cogliendo il messaggio del La pelle dal mare di Giaculli, l’invito per tutti è ricordarsi che l’uomo non è fatto solo di corpo ma anche di anima e spirito. E ciò fa la differenza.