Per la rubrica #holettoilfilm, ho scelto di raccontare la mia visione de

“La ragazza del treno”.

Il libro è del 2015, scritto da Paula Hawkins e pubblicato in Italia dalla Piemme.

La ragazza del treno è un racconto a tre voci: Rachel, protagonista indiscussa, è affiancata da Megan e Anna.

Rachel Watson, 32 anni, è una donna di Londra con seri problemi di alcolismo, causati dal fatto che non riesce ad accettare la fine del suo matrimonio con Tom, soprattutto da quando quest’ultimo ha sposato Anna, sua amante già da prima che si lasciassero. Frutto di questa unione è la nascita di una bambina, Evie, evento che acuisce il dolore di Rachel che non è riuscita ad avere figli. A causa del suo alcolismo è stata da poco licenziata, ciò nonostante continua a prendere il treno ogni mattina, fingendo di andare al lavoro per salvare le apparenze con l’amica Cathy, che la ospita in casa sua.

Durante i quotidiani viaggi in treno osserva la vita delle persone attraverso il finestrino. La sua attenzione si è focalizzata su una coppia davanti alla cui casa passa ogni giorno e a cui ha dato i nomi fittizi di Jess e Jason, idealizzandoli come la “coppia perfetta”.

In realtà si chiamano Megan e Scott Hipwell e la loro esistenza non è così perfetta come sembra.

Un giorno Rachel vede dal finestrino Megan con un altro uomo e pochi giorni dopo la donna scompare nel nulla. La notte della scomparsa di Megan coincide con la notte in cui Rachel aveva alzato troppo il gomito ed era rimasta ferita, momenti di cui ha solo vaghi e confusi ricordi. Pensando di essere coinvolta per qualche oscura ragione nella scomparsa di Megan, Rachel inizia ad indagare per conto suo, facendo venire a galla una verità sconcertante. (Da Wikipedia)

La storia del libro è ben costruita e tiene sospesi  fino al finale. Si delinea attraverso i pensieri delle tre donne, che agiscono e narrano in prima persona, in una sorta di diario, che aiuta nella ricostruzione degli eventi.

Il linguaggio appare semplice e scorrevole, a tratti ordinario. Un thriller psicologico, molto vicino al drammatico. Le tematiche attuali, di femminicidio e alcolismo, lo rendono particolarmente accattivante.

La struttura assolutamente cinematografica di questo thriller psicologico ha attratto subito l’interesse della DreamWorks che ne ha acquistato i diritti e prodotto una versione cinematografica nel 2016.

Portare sul grande schermo la componente psicologica del romanzo non dev’essere stato un compito semplice e il calibro delle attrici ha sicuramente dato un grosso contributo alla riuscita dell’impresa.

Emily Blunt, dimostrando grande esperienza, riesce a incarnare perfettamente le angosce e le ossessioni della protagonista.

Il film, pur non discostandosi troppo dal materiale originale, ha subito diverse variazioni rispetto al libro. Dalla location, passata da Londra a New York, ad alcune peculiarità dei personaggi.

Rachel, da sciatta e bruttina, diventa bella e accattivante; della depressa Megan rimane esclusivamente l’ossessione per il  sesso; i personaggi maschili, sottotono rispetto alle personalità più incisive descritte dall’autore del libro, sembrano aver resistito alla trasposizione, unicamente per motivi funzionali.

Probabilmente le aspettative nei riguardi del film sono state spinte all’inverosimile, dividendo il pubblico in posizioni decisamente contrapposte ma, nell’insieme, la sensazione di déjà vu che regala la trasposizione affascina chi ha già letto il libro riuscendo a far dimenticare le numerose pecche. Qualità oltremodo apprezzata dal pubblico dei lettori, che spesso è costretto a vedere pellicole che si allontanano troppo dall’originale cartaceo.

Lucia Montanaro