Non è durato molto il feeling di Carlo Ancelotti con Napoli e con il Napoli. Il mister più vincente del calcio italiano, che aveva vinto in giro per l’Europa, non è riuscito a legare con una realtà che è unica, speciale. Con i suoi limiti e i suoi eccessi.
Assumere l’eredità di Sarri non era semplice. Perché lui era riuscito nella impresa di alimentare un sogno, di riportare il Napoli nei quartieri alti, nel salotto buono, in cui le squadre del nord, per potere economico, ci sguazzano da tempo. Quel Napoli non era solo un progetto calcistico, il sogno di rivivere i tempi magici di Maradona, ma ha rappresentato per i napoletani la possibilità, la chance di riscatto. A maggior ragione dinanzi alla campagna di insulti che di volte in volta in qualche stadio del nord si abbatteva su Napoli e sui napoletani.
L’aspetto sportivo, i risultati conseguiti da Ancelotti, hanno un risvolto se non marginale, almeno meno rilevante. Perché arrivare secondi dietro la corazzata Juve in questa fase può apparire perfino un destino segnato. Ma non può e non deve essere così. Non lo merita la città e non lo meritano i tifosi. A fine campionato si faranno i conti, anche degli errori commessi dal gruppo dirigente. Ma qualcosa si è rotto. Se una squadra come il Napoli scivola quasi a metà classifica, vuol dire che si è arrivati al punto di non ritorno. Se un giocatore simbolo, Lorenzo Insigne, uno di noi, un napoletano come noi, finisce ai margini del progetto, occorrerà pure porsi qualche domanda.
Per non parlare del caos dell’ammutinamento contro il ritiro forzato deciso dalla società.
Un altro segnale che la gestione della squadra era fuggita di mano.
Ancelotti ha le sue responsabilità, ma nessuno può tirarsi fuori dal buco nero in cui è scesa la squadra.
Una scossa era necessaria. E tocca a “ringhioGattuso, tentare di rimettere in carreggiata il Napoli. Il nuovo allenatore non avrà il pedigree di Ancelotti, ma ha “fame”, ha voglia di riscatto, di emergere. Ha le capacità per ripartire. Perché la stagione non è chiusa. C’è la sfida della Champions, perché nel girone si è rivisto il vecchio Napoli, che invece diventava un fantasma in campionato. Occorre ricreare le condizioni per riportare i napoletani allo stadio, per ricreare una sintonia che si è incrinata. Andare avanti in Europa, riscatterebbe tutta la stagione.
Forza Gattuso. Da meridionale a meridionale: benvenuto a Napoli.

Patrizia Sgambati