Napoli, come tante altre città antiche, era cinta da mura, e c’erano ben 9 porte per accedere all’interno della capitale partenopea. Queste porte monumentali erano dei veri e propri passaggi che consentivano l’ingresso nella città e che erano state costruite con lo scopo di difenderla, insieme ai suoi abitanti, dagli attacchi di eventuali invasori. Sfortunatamente non tutti i varchi sono sopravvissuti, ma ciò non significa che non si possa ricostruire la loro storia. Solo quattro porte su nove sono rimaste. Le 9 porte erano: Porta di Costantinopoli, Porta Capuana, Porta Carbonara, Porta del Carmine, Porta Medina, Porta Nolana, Port’Alba, Porta San Gennaro e Porta del Santo Spirito.

Porta di Costantinopoli vicino all’attuale Conservatorio di San Pietro a Majella, sorgeva sulla vecchia porta Puteolana, in una zona frequentata dall’aristocrazia del tempoAl tempo di Carlo II d’Angiò la porta fu rinominata porta di Santo Antonello, mentre durante il viceregno spagnolo fu collocata all’inizio di Via Costantinopoli dalla quale assunse il nome definitivo. In seguito alla demolizione avvenuta nel 1852fu posta una lapide, che oggi purtroppo è andata perduta.

Porta Capuana, fu progettata nel 1484 dall’architetto Giuliano de Maiano come un vero e proprio arco di trionfo per volere del re Ferrante d’Aragona, e prende il nome dall’essere orientata in direzione della città di Capua, alle spalle di Castel Capuano; essa è formata da un arco bianco in marmo finemente decorato da bassorilievi, con ai lati due torri, simboleggianti l’onore e la virtù. Al centro vi è inciso la stemma di Carlo V, per testimoniare l’avvento della monarchia spagnola.

Porta Carbonara (o Porta di Santa Sofia) il suo nome deriva dal fatto che nelle sue vicinanze, vi era un luogo “il carbonarius”, corrispondente all’attuale via Carbonara; in questa zona venivano inceneriti i rifiuti. La porta fu abbattuta nel 1537 per volere di Don Pedro di Toledo che promise, in cambio, l’allargamento delle mura della città, e al suo posto si costruì un ponte per superare il fossato: Pontenuovo.

Porta del Carmine, detta Portanova o Porta del Mercato era posta nei pressi del sedile di Portanova, da cui derivava il nome. Vi erano due torri che cingevano il fornice, chiamate Fedelissima e Vittoria e quella destra fu annessa alla struttura del Forte del Carmine. Un affresco di Mattia Preti ornava la porta, con la raffigurazione della peste e la Vergine con i santi e la Gloria degli angeli. Il bassorilievo è oggi conservato al Museo di San Martino.

Porta Medina sorgeva nei dintorni di Piazza Montesanto, e fu creata nel 1597 in maniera del tutto abusiva semplicemente facendo un “pertuso” nel muro, in modo da consentirne il passaggio agli abitanti delle zone collinari. Solo dopo cinquant’anni, nel 1640, durante il regno di Filippo IV, la porta fu messa in regola ma nonostante ciò, il popolo continuò a chiamarla porta Pertuso. Fu demolita nel 1873 per trasformare la zona in un’area, dedicata al mercato cittadino. Dalla demolizione si salvarono gli stemmi e l’epigrafe, conservati prima al Museo Archeologico Nazionale e poi al Museo di San Martino. Il busto di San Gaetano di Thiene e l’iscrizione che ne ricordava l’opera di purificazione e difesa dall’epidemia di peste furono conservati nella sacrestia della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Montesanto. 

Porta Nolana fu costruita in stile rinascimentale sempre dall’architetto Giuliano de Maiano in sostituzione della porta di Forcella ed è da sempre stata situata in piazza Nolana; è costituita da un arco in marmo incastonato tra le due torri in piperno: Torre della Fede a sud e Torre della Speranza a nord. Sulla parte superiore sono stati scolpiti tre stemmi che raffigurano le armi aragonesi e le armi angioine, le fasce di Francia e della casa d’Angiò, i gigli e la città di Gerusalemme e gli scudi sannitici. Fu chiamata così perché da lì partiva una via, che conduceva verso il borgo antico della città di Nola.

Port’Alba è ubicata sul lato sinistro dell’emiciclo di Piazza Dante e prende il nome da Don Antonio Álvarez de Toledo, duca d’Alba. La porta fu decorata con tre stemmi regali: uno di Filippo III, uno della città di Napoli e uno del Viceré Don Pedro de Toledo. La porta permette l’accesso all’omonima via Port’Alba. Entrati dentro l’antica porta, a pochi metri inizia il decumano maggiore che congiunge piazza Dante con piazza Bellini.

Porta San Gennaro si trova lungo, di fronte, e rappresenta l’unico punto d’accesso per chi giungeva dalla parte settentrionale della città. È la più antica porta di Napoli, menzionata già in documenti risalenti all’anno 928, quando c’era il pericolo che i pirati Saraceni invadessero la città. Il nome derivava dal fatto che da qui partiva l’unica strada che conduceva alle Catacombe di San Gennaro; essa veniva anche detta “del tufo”, perché da lì entravano i grandi blocchi di tufo provenienti dalle cave del vallone della Sanità.

Porta dello Spirito Santo risale ad epoca classica, eretta sul decumano inferiore. La sua presenza è testimoniata dagli scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti dell’antica Porta Cumana che sorgeva nell’area dell’attuale piazza San Domenico Maggiore. In un primo momento la denominazione fu porta Reale, talvolta con la specificazione nuova per distinguerla dalla vecchia; successivamente all’apertura della basilica dello Spirito Santo fu chiamata comunemente Porta dello Spirito Santo. A seguito dell’ampliamento delle mura della città, la porta fu spostata, con molta probabilità, tra via Cisterna dell’Olio e il Palazzo delle Congregazioni. Fu demolita nel 1528.