Quando si parla di Baby boom si fa riferimento a un anno specifico, il 1968. Da quella data si dà simbolicamente origine al fenomeno di crescita demografica che seguì gli anni bui della ricostruzione post bellica, propiziato dalla fase espansiva della economia.

I bambini nati nel baby boom, una generazione additata da sempre come fortunata, vengono oggi liquidati dalla generazione green, ispirata a Greta Thumberg, come Boomer. “Ok Boomer!” è l’espressione utilizzata per indicare la loro presunta incapacità di comprendere le problematiche ecologiche attuali, di cui sono perfino ritenuti responsabili.

Quali dati certi, i bambini del ’68 e dintorni, nel mondo occidentale, non hanno conosciuto la guerra, hanno avuto moltissimi giocattoli di plastica e altro materiale nocivo e inquinante, sono stati pesantemente spinti al consumismo, creato appositamente per loro.

La maggior parte dei loro genitori, reduce da infanzie con risorse a lumicino, ha riversato tutti i propri desideri irrealizzati sulla prole e, complice la crescita generalizzata dei redditi, ha potuto soddisfare molti capricci dei figli.

Ne è venuta fuori una generazione edonista, godereccia, talvolta beota. Questa generazione ha creato fenomeni sociali inquietanti. Sono stati gli Yuppies degli anni ‘80, ottimamente rappresentati dai film dei Vanzina, dal Drive in e, in generale, dalle produzioni Mediaset. Per loro è stato inventato il “complesso di Peter Pan” perché non volevano crescere e soprattutto non volevano invecchiare. Nel 2008, raggiunta la simbolica soglia degli “anta” hanno perfino creato un nuovo, seppur limitato, baby boom, come ultima occasione per diventare genitori.

E come genitori non hanno brillato. Poco autoritari, distratti, vittime della tecnologia come e più dei loro figli, terrorizzati dall’ invecchiamento, ridicolizzati dal botulino, esautorati dal vorticoso incalzare dei tempi e delle mode e infine zittiti con ”Ok Boomer” che sta a significare “Zitto! Che puoi capire tu!?”.

Lo confesso, forse si è immaginato, anche io sono nata nel ’68 e non sono soddisfatta della mia generazione, però sento di dire qualcosa ai coetanei, alla generazione di Greta e a qualsiasi persona, di qualsiasi età. Forse sarebbe il caso di liberarsi dei conflitti intergenerazionali, inutili, sterili e controproducenti come qualsiasi conflitto che, attraverso un discriminante qualsiasi (sesso, nazionalità, religione, fede calcistica, ecc.) separi il “noi” da il “loro”.

I gruppi sociali che funzionano meglio e che ottengono risultati più elevati sono sempre quelli misti e multidisciplinari dove gli scambi di idee e competenze oscillano entro un range più ampio e complesso. La differenza è opportunità, lo dicono tutti. Riguardo alle età poi, mettere insieme l’esperienza degli adulti e l’entusiasmo giovanile è una strategia vincente. Concluderei affermando che non c’è nessun individuo più visionario, carismatico e innovatore di un adulto che abbia conservato l’entusiasmo per le cose. La vera giovinezza non è data dal numero dei compleanni ma dalla attitudine a sviluppare e perseguire un progetto, un sogno, un desiderio.