In queste ultime settimane, lo studio delle curve statistiche sull’andamento dei dati di vario genere, riferiti alla emergenza sanitaria da Covid-19, è diventato il nuovo sport nazionale. Che la curva salga o scenda, che mostri un picco o un altro sembra essere il secondo interesse vitale della popolazione dopo l’assillo sul quando riaprono le pizzerie (o i parrucchieri, o le palestre, ecc., a seconda dei gusti personali). Le curve statistiche, spiegate ad ogni tasto sospinto durante i nostri infiniti zapping, vengono poi analizzate dai singoli cittadini come sfere di cristallo in cui leggere il futuro.

Senza tirare in ballo il poeta Trilussa e il suo mezzo pollo per ciascuno, qualche critica a questo uso spinto e, in molti casi, fideistico, di curve e diagrammi va mosso. Il rilievo più consistente è questo: la statistica analizza il fenomeno, descrivendo o fornendo proiezioni, sulla base di relazioni bidimensionali tra grandezze; e, per quanto sia possibile spingere in alto il livello di sofisticatezza dell’indagine, la valutazione non potrà che indicare come varia una grandezza al mutare dell’altra.

In un mondo caotico a complessità crescente, appare irragionevole, prendere in considerazione soltanto due grandezze alla volta per valutare andamenti che riguardano la vita degli individui. Inoltre, l’accuratezza millimetrica dello studio sulle curve può distrarre lo sforzo dall’obiettivo su cui deve concentrarsi l’analisi, che è quello di individuare tutte le catene causali che determinano il fenomeno e ne stabiliscono l’andamento, ammesso che la nostra intelligenza sia capace di individuare ogni connessione coinvolta.

La storia umana, personale e collettiva, riesce sempre a sorprenderci, a creare ampi squarci nelle trame del consueto in cui si infilano nuove forme di conoscenza o di pensiero e, nei casi migliori, di arte.  Il ragionamento sugli accadimenti umani richiede strumenti da inventare ogni volta, grande duttilità, intuito, massicce dosi di buonsenso e, spesso, anche una sorta di capacità magica o mistica.

In passato, i pensatori di ogni campo hanno fatto grande ricorso alla immaginazione, alla ricerca del paradosso, alla loro capacità di stupirsi. Non hanno temuto di negare le conseguenzialità più scontate, mettendo in discussione i paradigma incontrati nei libri dei loro studi come dogma di fede.

Nel film “A Beatiful Mind,” ispirato alla biografia dell’economista premio Nobel, John Forbes Nash, si racconta come questi abbia messo in crisi il “vantaggio della competizione”, che era l’assunto più radicato della teoria economica, ma anche della teoria darwiniana, della strategia militare, ecc; dimostrando la superiorità della cooperazione. Per arrivare a tanto non osservò dati numerici né percentuali, soltanto il comportamento di alcuni studenti desiderosi di conquistare ragazze al College.

Tutte le grandi scoperte nascono dalla capacità di guardare alle “solite” cose con occhi diversi. E allora, dimentichiamo per un attimo i numeri, le percentuali e gli scostamenti e analizziamo, con mente scevra da pregiudizi di sorta (nord/sud, ricchi/poveri, industriali/salutisti), le anomalie di questi contagi, le esplosioni in certe aree e non in altre. Le ricerche su queste irregolarità potrebbero mettere in luce inaspettate debolezze dei sistemi – sanitario, immunitario, sociale – ma anche grandi risorse, ugualmente inaspettate, degli stessi.

La storia insegna che ogni catastrofe produce un incremento delle conoscenze sia in ambito scientifico che individuale, queste conoscenze possono però essere raggiunte solo al patto di guardare le “nuove cose” rinunciando a vecchie credenze.