Dodici assessori alla Cultura delle grandi Città italiane, venerdì 19 febbraio, hanno presentato alla stampa le loro proposte a sostegno della vita culturale, per la quale erano state avanzate proposte pochi mesi prima che la pandemia scoppiasse, rendendole inattuabili.

In una dichiarazione congiunta,resa nota alla fine dell’incontro, si spiega: “Con il senso pratico che distingue il mondo delle Città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Molto è stato fatto, serve fare ancora di più“. L’assessora napoletana, Eleonora De Majo, fa parte del gruppo, riunitosi in un coordinamento che, nel corso dell’emergenza sanitaria e socio-economica, ha lavorato con il Ministero e con l’Anci. Il primo risultato della sinergia di forze è stata la concessione di garanzie concrete a chi lavora in ambito culturale. Il secondo è da vedersi nell’individuazione degli elementi di base su cui creare protocolli per la ripresa, in sicurezza, delle attività di musei, teatri, luoghi di spettacolo e sedi espositive. Si prevede che il protocollo di apertura dei siti culturali sia unico e valevole per tutto il territorio nazionale, così da avere luoghi in cui socializzare in tutta tranquillità e così da controllare la situazione epidemiologica, chiudendo all’occorrenza solo i luoghi in cui si verifichino casi positivi. Si chiede la loro apertura anche nei finesettimana e la creazione di un Tavolo permanente degli Enti Locali così da avere un dialogo costante con il Ministero alla Cultura. In quest’ottica, è stata delineata la figura del sottosegretariatio ministeriale con delega ai rapporti con Anci ed Enti Locali. A livello economico, è stato proposto un fondo destinato alla ripartenza culturale delle Città.

L’unione di intenti tra le amministrazioni di Napoli, Roma, Milano, Bari, Venezia, Firenze, Bologna, Cagliari, Genova, Palermo e Torino dovrebbe andare oltre i confini partitici per salvaguaradare uno dei settori che ha subito le peggiori conseguenze della crisi economica seguita alla pandemia. Secondo i recenti numeri presentati dall’Osservatorio dello Spettacolo Siae occorre capire quali conseguenze avranno le restrizioni sulle abitudini degli spettatori, la cui spesa si è ridotta di oltre l’80% nel solo 2020.