Sul lungomare ancora ferito dalla mareggiata della scorsa settimana, sono stai deposti tre ceri funebri nel punto dove sorgeva l’arco borbonico, abbattuto dalla furia del mare. Dove c’era l’ultima testimonianza del vecchio molo settecentesco approdo per le barche dei ‘luciani’, come vengono chiamati i pescatori del vicino borgo di Santa Lucia, ora ci sono i segni delle onde che hanno divelto in alcuni tratti anche parte della passeggiata.

A sistemare i lumini un giovane che indossa una felpa bianca con impresso lo stemma del Regno delle Due Sicilie. “Ha vinto l’incuria, e’ una vergogna con il crollo dell’arco e’ stato calpestato un pezzo della nostra storia, qui venivano il re e i pescatori di Santa Lucia – spiega il ragazzo –. Si sapeva che era in pericolo, ma nessuno ha fatto niente. Al Nord non sarebbe successo, li’ hanno maggiore cura delle loro radici”.

L’arco borbonico fu realizzato nel ‘700 come approdo per i pescatori, ma successivamente, nel corso dell’800, fu trasformato in terminale dello scarico fognario venendo ribattezzato dai napoletani ‘O Chiavicone. In questi giorni sui social sono esplose le polemiche perché secondo molti l’incuria non ha aiutato. “L’Arco Borbonico del 1700 ha tenuto testa al mare ma non all’incuria di chi doveva proteggere un bene prezioso. Perche’ tutti crolliamo se lasciati soli” si legge in un post. “Imperdonabile incuria e spregio per la nostra storia. Parolai, che delusione” e poi ancora ”A chi spettava prendersi cura del Chiavicone? E’ incredibile la delusione che queste cose causano. Un Paese dove il proteggere e conservare “preziosità” sembra essere cosa da poco conto, marginale. Rabbia, tanta rabbia” scrive un altro utente.