La Campania registra numeri record per la cassa integrazione. Stando a quanto riferiscono i segretari generali di Fim-Fiom-Uilm Campania, Raffaele Apetino, Massimiliano Guglielmi e Antonello Accurso, sarebbero 62mila i lavoratori toccati da riduzioni salariali e supportati da ammortizzatori sociali. Di contro, il numero di aziende che hanno usufruito di tali strumenti per contenere le perdite, si aggirerebbe intorno alle 4.300 unità.

Alla ripresa delle attività – affermano i 3 segretari – riscontriamo un allentamento della tensione produttiva e dei carichi di lavoro. Molta apprensione per i settori legati a filiere importanti come quella dell’aerospazio e automobilistica“. Quest’ultimo settore – che rappresenta il 10% del Pil italiano – secondo le previsioni per il 2020 diffuse proprio dalla Fim, potrebbe registrare una forte decrescita: circa 500.000 immatricolazioni in meno rispetto al 2019.

Forte preoccupazione anche per le vertenze industriali già aperte prima del blocco – “citiamo Whirlpool, Dema e Jabil, non possono aspettare ed essere congelate in attesa che il tempo passi“. Il rischio di perdere il lavoro, qui, riguarda ben 1520 persone. Il caso Whirlpool, che vede coinvolti 420 lavoratori dello stabilimento di via Argine, è nato dalla decisione della multinazionale di chiudere a ottobre prossimo. Nella sede di Marcianise della Jabil invece, si è deciso di ricorrere a 350 esuberi su 700 dipendenti totali; senza dimenticare che 78 lavoratori di quelli in odore di licenziamento hanno già lasciato. Quindi, l’appello dei segretari metalmeccanici alle istituzioni – “Governo e Regione in primis devono essere impegnati in uno sforzo corale che abbia l’obiettivo di collaborare perché dalla crisi si esca tutti insieme, partendo dalle eccellenze e imponendo alle aziende di mantenere tutti i livelli occupazionali“.

Sulle risorse economiche date alle imprese – sta facendo molto discutere la richiesta di Fca di un prestito, garantito dallo Stato, di circa 6,3 miliardi di euro presso Banca IntesaSanpaolo – “solo con norme di condizionalità, potremo essere in grado di evitare effettivamente il rischio dei licenziamenti. Non sarebbe accettabile che da una parte si prendessero finanziamenti e dall’altra si dichiarassero esuberi alla fine dell’emergenza. Vanno bloccate le delocalizzazioni, anche per le vertenza già in atto, e bisogna riprogettare nuovi ed alternativi modelli produttivi“.

Battuta finale sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Metalmeccanico, che riguarda oltre 1 milione e 500 mila lavoratrici e lavoratori addetti all’industria metalmeccanica privata (Federmeccanica) e alla installazione di impianti (Assistal): “già sentiamo avanzare la solita retorica che prevede differenziazioni e destrutturazioni“. Negli ultimi incontri tra le parti, i due colossi hanno ribadito la propria distanza dalle proposte sindacali. Soprattutto sul tema centrale: il salario. Nessuna risposta infatti, è pervenuta sulle richieste di aumento dell’8% dei minimi tabellari, indennità di trasferta e reperibilità.