Ore cruciali per la risoluzione della crisi di governo. Martedì è il termine ultimo, imposto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per trovare una soluzione al rebus della crisi di agosto, provocata dal leader della Lega, Matteo Salvini.
Un mosaico, sempre più informe, che lascia aperta qualsiasi soluzione. Dalla riproposizione della vecchia alleanza giallo-verde, alla nascita di una nuova alleanza tra M5S e Pd, al ritorno alle urne, a un anno e mezzo dalle ultime consultazioni.
Situazione ancor caotica perché ogni attore in commedia svolge la sua parte.
Il premierGiuseppe Conte con un colpo d’ala ha cercato di riscattare un anno e mezzo vissuto come gestore di un accordo stipulato da altri. Ma ha tirato fuori gli artigli, guadagnandosi i galloni sul campo. Nel suo discorso al Senato ha sciorinato su Salvini tutta una serie di accuse sul suo modo di fare e di essere. Un tentativo di rifarsi una verginità , dopo avere sottoscritto tutti i provvedimenti voluti dalla Lega? È il macigno che pesa sulla possibilità di guidare un nuovo governo, con una maggioranza giallo-rossa. Potrebbe essere una riserva della Repubblica in futuro.
Decido tutto io – Salvini, il leader della Lega ha giocato la sua partita con la speranza di fare cappotto. Ma ha sbagliato i tempi e le modalità della crisi. E ha sottovalutato che in un regime parlamentare le Camere le scioglie il presidente della Repubblica solo come estrema ratio. Dopo avere preso atto dell’assenza di alleanze in grado di far nascere il governo. A poche ore di distanza ha presentato la mozione di sfiducia contro Conte e poi l’ha ritirata. Ha persino recuperato il rapporto con Berlusconi. In modo strumentale, temono gli azzurri. Ha sbagliato quasi tutto, e l’aureola di invincibilità sembra meno luccicante.
I due Pd – Quante lingue parlano i piddini? Renzi, che un anno fa affossò l’intesa con i grillini, con un colpo di teatro ha aperto la strada all’alleanza. L’ex premier sta ancora nel partito, ma sembra avere la valigia pronta per fondarne uno nuovo. Zingaretti, il segretario, mal sopporta il nuovo protagonismo di Renzi. Vorrebbe andare al voto, per formare i nuovi gruppi parlamentari a sua immagine e pone condizioni capestro al M5S per siglare un’intesa. Il Pd rischia di uscire diviso e spaccato da questa fase politica. Ma la trattativa con i grillini sembra avviata. Si vedrà se arriverà in porto o se si arenerà in una secca di fine estate.
I grillini – In un poco più di un anno, hanno dissipato grande parte della loro eredità politica. Salvini ha prosciugato gran parte del loro elettorato, e hanno avallato i provvedimenti della Lega su sicurezza e porti chiusi. Vedono il voto con terrore e cercheranno in tutti i modi di allontanare le elezioni anticipate. Si vedrà se sceglieranno la vecchia via, – l’alleanza con Salvini – oppure se tenteranno l’accordo con il Pd, che definivano sino a pochi giorni fa il “partito di Bibbiano“.
Il Quirinale – Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica ha in mano le carte della crisi. Non ha nascosto la sua “irritazione” per i tempi che si allungano. Ma ha fatto intendere che o entro martedì si chiarisce lo scenario, con l’ipotesi di un governo, oppure si torna alle urne.
Il Paese – Soliti minuetti, con personaggi in cerca d’autore. Occorre fare presto perché il Paese ha bisogno di un governo per disinnescare l’aumento dell’Iva, che peserebbe sui consumi e sulla crescita; per lanciare finalmente una politica di sviluppo. Sopratutto per il Sud, dimenticato negli ultimi mesi. Mentre la secessione dei ricchi, proposta da Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, incombe sempre come un incubo.

Michele Cozzi