Con un comunicato stampa diffuso ieri in tarda sera, il governatore Vincenzo De Luca ha annunciato di aver incontrato i presidenti delle Camere di Commercio della Campania e i rappresentanti degli operatori del settore “wedding, con l’obiettivo di chiudere la triste stagione di lockdown anche per queste attività. “Si lavorerà in questi giorni, direttamente con la categorie interessate, per arrivare a una ripresa, con le necessarie prescrizioni, nella prossima metà del mese di giugno” fa sapere De Luca nella nota pubblicata su facebook.

Dunque, si intravede una luce in fondo al tunnel per il mondo wedding, i cui numeri in perdita parlano più di qualsiasi storia da raccontare. Nella sola Campania infatti – leader in Italia – sarebbero circa 12mila le aziende che operano in questo settore; capaci di generare un fatturato medio annuo pari a 1.5 miliardi di euro. Cifre da capogiro, che sfiorano anche i 2 miliardi di euro, se si rubrica anche l‘Home Design – ovvero la progettazione degli interni domestici e commerciali. Nel computo totale, inoltre, da Napoli arriverebbe il 50% dei ricavi. Un indotto di portate enormi, che coinvolge le più disparate figure professionali: hostess, sommelier, cuochi, pasticcieri, fiorai, cantanti, gioiellieri, esperti di fuochi pirotecnici, atelier, wedding planner, camerieri. Senza dimenticare la categoria dei fotografi, che i primi giorni di maggio aveva organizzato un sit-in di protesta innanzi a Palazzo Santa Lucia, con circa 300 operatori in rappresentanza.

Per dovere di cronaca, va ricordato che lo scorso 7 maggio, l’Associazione Imprenditori Eventi Matrimoni – Yes Aiem – aveva preso parte alla task force regionale organizzata per il comparto ristorativo, al fine di presentare i punti fondamentali per il rilancio della filiera wedding. In sostanza, sono state avanzate 4 richieste: no alla responsabilità penale per un eventuale contagio – situazione già chiarita dagli enti competenti; possibilità di usufruire di sgravi fiscali; benefici fiscali a favore di chi deciderà di sposarsi nei mesi meno gettonati del 2021; ultimo, secco no alla riapertura fino alla fine dell’emergenza sanitaria, in quanto potrebbero non esserci i presupposti per organizzare un matrimonio. Ad esempio, il drastico calo della domanda.