Ieri è venuto a mancare, per covid, un detenuto del carcere di Poggioreale: Amodio Di Donato aveva 53 anni ed era stato ricoverato al reparto covid dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove è morto di arresto cardiocircolatorio. Si tratta del terzo detenuto in Campania deceduto per le conseguenze dell’infezione da coronavirus, il secondo del carcere di Poggioreale (l’altro risedeva, invece, nel carcere di Secondigliano). In Campania sono morti, a causa del virus, anche un medico che assisteva i detenuti ed il direttore sanitario del carcere di Secondigliano, Raffaele De Iasio.

A denunciare le gravi condizioni sanitarie in cui versano le carceri campane è stato il garante dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello, ospite al programma Barba&Capelli su Radio Crc, condotto da Corrado Gabriele.

In carcere e di carcere si continua a morire. […] 154 morti in carcere in tutta Italia. […] Le condizioni strutturali di non pochi Istituti penitenziari, in primis Poggioreale, non consentono una efficace attività di prevenzione. I detenuti con malattie croniche, quali i cardiopatici, diabetici ,i malati oncologici, quelli che patiscono malattie respiratorie, coloro ai quali è stato diagnosticato l’HIV o l’epatite C, necessitano con urgenza di misure alternative al carcere. La Cassazione è stata chiara: ogni detenuto ha diritto a morire con dignità, in particolare se anziano o malato.
Perché molti Magistrati non considerano il complessivo stato morboso del detenuto e le sue precarie condizioni di salute e di afflizione in pochi metri quadrati?

Ciambriello ha ricordato, inoltre, rivolgendosi al Provveditore campano delle opere pubbliche Giuseppe D’Addato, che non è ancora stata indetta la gara da 12 milioni di euro per la ristrutturazione dei padiglioni fatiscenti di Poggioreale, dove ancora ci sono stanze “con pareti piene di muffa e umidità, fili elettrici scoperti, servizi igienici senza porte e senza docce“. Il garante ha concluso annunciando che il prossimo mercoledì, in Consiglio regionale, presenterà un report riguardo tutto ciò che accade nelle carceri.

L’indignazione è condivisa anche dal Comitato dei Precari della Sanità Penitenziaria, che in una nota ufficiale ha denunciato le condizioni lavorative e sanitarie estreme che sperimenta chi si occupa del servizio sanitario nelle carceri:

Noi infermieri, Operatori Socio-Sanitari, tecnici di laboratorio e radiologia, fisioterapisti precari da 20 anni, senza un contratto e senza alcuna tutela non facciamo mancare il nostro impegno in condizioni da terzo mondo, ma non abbiamo alcun tipo di tutela. Viviamo con il terrore di contagiarci e restare senza neppure un ristoro temporaneo, infatti, siamo prestatori di servizi a partita Iva e quindi nulla ci spetta, con colleghi ricoverati e nelle migliore delle ipotesi, per usare un eufemismo, sei asintomatico, e resti anche 25/30 giorni a casa senza percepire nulla.

Il Comitato, che raccoglie professionisti sanitari impiegati a Poggioreale, Secondigliano e Nisida, aveva già lanciato un appello allarmante il mese scorso, in occasione della morte di Raffaele De Iasio: i lavoratori, dal 2008 dipendenti precari dell’Asl Napoli 1, si rivolgevano direttamente a Vincenzo De Luca e a Ciro Verdoliva, direttore generale dell’Asl Napoli 1, chiedendo l’immissione in ruolo.

Come ha ricordato ai microfoni di Radio Crc Samuele Ciambriello, le omissioni e la noncuranza sono reati gravi: “quanti altri decessi devono verificarsi tra i detenuti per far indignare anche l’opinione pubblica?“.