Ho inviato una lettera a Silvestro Scotti dell’ordine dei medici di Napoli per avere l’elenco degli anestesisti in pensione. Li chiamerò uno a uno, siamo in guerra e nessuno si può sottrarre. Li chiamerò io personalmente e gli chiederò se possono tornare in servizio, servono tutti“. Così il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva, che tenta la mossa della disperazione per la carenza endemica di medici resa ancora più drammatica dalla seconda ondata di Covid-19. Senza anestesisti che governino le terapie intensive, l’aumento dei posti letto rischia di diventare irrilevante.

La richiesta d’aiuto proclamata dal dirigente è avvenuta a margine della riconversione dell’ospedale San Giovanni Bosco in Covid Hospital, che ha fatto guadagnare alla Regione altri 85 posti letto. Una misura varata ieri in una riunione congiunta tra Verdoliva e i primari del nosocomio. Questa la nuova configurazione: pronto soccorso già chiuso da stanotte, con i pazienti ricoverati che saranno dimessi e trasferiti in altre strutture ospedaliere. I percorsi regionali dedicati al Covid dunque guadagnano una struttura; ma è chiaro che le normali attività sanitarie dedicate a pazienti oncologici, o affetti da patologie di altra natura subiranno un ulteriore declassamento. Il grido d’allarme di un sistema collassato che non sa più rispondere a qualsiasi richiesta di servizio. Napoli perde un pronto soccorso strategico dove confluiva una discreta fetta di popolazione, che ora dovrà essere assorbita da strutture già drammaticamente congestionate.