L’emergenza sanitaria ci ha regalato un bel po’ di volatilità  da marzo ad aprile. Poi, come i mercati ci hanno abituato nelle precedenti crisi, c’è stato un recupero dei listini e degli asset anche se in misura diversa geograficamente e settorialmente.

Dati al 15/10/2020

Come possiamo notare sia l’indice mondiale che quello USA hanno segnato nuovi massimi.

L’MSCI World ha superato il precedente massimo del 12 febbraio dello 0,04% e lo S&P 500 sorpassa del 2,87% il massimo raggiunto il 19 febbraio 2020.

Particolare menzione per il Nasdaq 100 che non vedete nel grafico e che rappresenta il settore tecnologico americano che ha performato da inizio anno 33, 28%, dal minimo del 20 marzo il 69,06% ed ha superato il precedente massimo raggiunto il 19 febbraio  del 21,67%.

Cina ed Europa devono recuperare ancora circa il 17% dai massimi e l’Italia ancora circa il 25% in netto miglioramento comunque dai minimi toccati a marzo.

Il Covid non fa più paura?

Non è proprio così. Agli inizi dell’anno i mercati sovraperformavano beneficiando delle code della ripresa della crisi del 2008 grazie anche all’enorme mole di liquidità che le banche centrali hanno immesso sul mercato.

Questa liquidità è stata usata dalle banche nazionali per risanare i bilanci investendo sul mercato in titoli di stato. Negli USA è stata usata anche per acquistare direttamente titoli azionari e supportare le aziende.

Quindi una parte delle performance conseguite fino all’inizio dell’anno aveva poco a che fare coi dati economici puri e semplici.

Con lo scoppio della pandemia i nodi sono venuti al pettine e dopo il brusco calo di marzo (approfondisci) dove le società venivano quotate come chiuse e mai più funzionanti, si è passati ad un livello di quotazioni che rispecchiano un po’ di più la realtà dei dati economici.

I nuovi massimi registrati su alcuni mercati sono stati conseguiti da quei settori che non si sono mai fermati, ora gli altri devono seguire la direzione con tempistiche non prevedibili.

C’è comunque da sottolineare che il programma di rientro della liquidità delle banche centrali è stato fermato e anzi, adesso, stanno iniettando altro danaro nel circuito. Questo denaro dovrà trovare una allocazione che sarà variabile geograficamente e settorialmente.

Il comparto obbligazionario di Stato è ormai asfittico. I rendimenti sono irrisori e continueranno ad esserlo fino a quando i titoli saranno sostenuti dalle banche centrali. Uniche sacche di opportunità sono i titoli obbligazionari ad altro rendimento (high yeld) e quelli dei paesi emergenti, specie se in valuta locale.

La volatilità resterà alta su tutto il comparto azionario dandoci modo di fare qualche buon acquisto specie se programmato e ricorrente. (approfondisci)

Gli eventi che potrebbero portare volatilità sono in primis le elezioni americane e poi ovviamente l’andamento dei contagi nel mondo. E non dimentichiamo la Brexit che però avrà di per sé effetto solo sui mercati locali e la sterlina.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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