Intervista a frate Francesco Sorrentino, responsabile della mensa del centro accoglienza

Il centro di accoglienza per i fratelli bisognosi, intitolata a padre Elia Alleva, con sede nella Basilica Santuario del Carmine Maggiore, in piazza del Carmine a Napoli, risale al 1986; la sua mensa è, per tanti bisognosi, l’unica garanzia di sfamarsi. In questi giorni di emergenza COVID 19, grazie a numerose forze messesi a disposizione, si riesce a sostenere il ritmo crescente di richieste quotidiane.

Mi sento telefonicamente con frate Francesco Sorrentino, che sovraintende alla cura della cucina e alla distribuzione dei pasti. Sono le 9 del mattino ed è naturalmente già all’opera, quindi voglio sottrargli meno tempo possibile, anche se lui mi risponde con grande simpatia e disponibilità, pur continuando a fare ciò che deve.

«Siamo a quasi 650 pasti al giorno. Oramai si svolge tutto con ordine, nel rispetto delle misure di sicurezza sanitarie all’interno e all’esterno del centro di accoglienza, con i presidi medici di mascherine e guanti e facendo mantenere la distanza di sicurezza di oltre un metro. Questo, naturalmente, è stato possibile grazie all’ausilio delle forze dell’ordine perché invece, i primi giorni, l’assembramento di tante persone ha fatto temere il peggio, poteva essere una bomba. Ci sono stati giorni terribili mentre ora, per fortuna, ci sono Carabinieri, Polizia municipale, Protezione civile, Croce rossa, Esercito, tutti a garantire ciò che è fondamentale per non creare ulteriori problemi.»

«Gli avventori sono esclusivamente coloro che non hanno un’abitazione?»

«Il 60% sono i senza fissa dimora. Da qualche giorno, da sabato precisamente, si sta affacciando un’altra povertà: le famiglie che hanno, sì, una casa, hanno luce e gas, ma non hanno cosa cucinare. Magari una mamma che svolgeva un lavoro a nero come domestica e che ora non può più uscire, non guadagna, semmai è senza marito e deve in qualche modo pensare al sostentamento suo e dei figli. Anche per loro stiamo preparando dei piccoli pacchi di viveri.»

Già in molti si stanno prodigando ma altri che volessero contribuire con una donazione, indispensabile oggi più che mai, possono farlo con un bonifico intestato a:

ASSOCIAZIONE PADRE ELIA ALLEVA O.CARM. ONLUS

PIAZZA DEL CARMINE 2 80142 – NA – C.F. 95242980639

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A.

IBAN: IT61 F010 3003 4020 0000 1343 904 – BIC PASCITM1NA2

«Stiamo raccogliendo le donazioni a mezzo bonifico; il commercialista e il Superiore controllano il conto, perché io non ho molta dimestichezza, in verità: sono un frate, amo cucinare, dar da mangiare, dar da bere. Gesù mi ha detto di fare questo… poi, tutto ‘o riesto… pure le interviste, i telegiornali, sapesse come mi mettono in imbarazzo, ma se serve a far veicolare il messaggio e ad aiutare i poveri, facciamo pure questo, e grazie anche a lei.

Madre Teresa, con tutto quello che realizzava, diceva di essere “una goccia nell’oceano”: anche io, a maggior ragione, sono solo una goccia, ma senza gocce, l’oceano non esisterebbe. E ci tengo a precisare, però, che non sono solo: dietro di me c’è la comunità carmelitana, tanti volontari e siamo tutti contenti di… mi scusi un attimo… Maria, devo tagliare le cipolle… e il formaggio per il momento lo possiamo mettere in frigo, grazie. Stiamo cucinando una bella peperonata con melanzane, peperoni, funghi, una specie di ortolana. Ieri abbiamo cucinato 625 pasti. Stamattina non so quanti verranno, stanno aumentando ogni giorno. Iniziano a mettersi in fila pure dalle 8. Ieri la Croce Rossa ha allestito un gazebo in piazza del Carmine per la misurazione della temperatura ma nessuno si è mosso, nessuno ha voluto andare perché avevano paura di perdere il turno e rimanere senza cibo. Quindi è stata la Croce Rossa che si è spostata qui su via Marina e ha misurato la temperatura. La distribuzione inizia alle 10.30 e andiamo a oltranza fino alle 13. Tanti mi salutano chiamandomi per nome, scambiamo qualche battuta, oramai ci conosciamo da molto tempo…»

«Ma io come la devo chiamare, padre o frate Francesco?»

«Tu mi puoi chiamare Francesco, siamo fratello e sorella. Comunque sia, io sono frate Francesco Sorrentino, carmelitano. Indegnamente porto il nome di un altro Francesco, ma quello è un altro mondo, il poverello di Assisi, lui è il modello

«Oltre alla fame e alla povertà, cosa vede in queste persone?»

«Figlia mia, lo stato d’animo che vedo non è la disperazione ma la speranza che tutto finisca, che si ritorni alla normalità; ma non sarà più normale, lei lo sa, ci sarà il prima e il dopo COVID 19. Io conto molto sull’empatia del popolo napoletano e sul senso di riscatto. Stringiamo i denti, andiamo avanti e superiamo questo momento! Che Dio ti benedica, figlia mia!»

Luciana Pennino