Nella mia città la situazione sanitaria è allo stremo, abbiamo file di ambulanze nei pressi degli ospedali, la situazione è molto seria, è drammatica“. È un Luigi De Magistris che si mostra sempre più preoccupato per la corsa inarrestabile del Covid-19 a Napoli, nonché per le pesanti conseguenze socio-economiche che il contagio trascina con sé.

In un’ospitata su Tv8 di questa mattina, a proposito delle contromisure da prendere con celerità, il primo cittadino non vede altre vie se non quella che conduce alla collaborazione tra i vari livelli istituzionali: “abbiamo una tensione sociale altrettanto seria e preoccupante e di fronte a uno scenario che ha a che fare con la tenuta democratica di un paese io credo che non abbiamo alternative al lavorare insieme. Bisogna evitare assolutamente segnali di debolezza e di scaricabarile“. Da settimane infatti, e in più di un’occasione, proprio De Magistris aveva dichiarato pubblicamente di essere disposto a sedersi al tavolo con il governatore Vincenzo De Luca, nonostante i due siano ai ferri corti da tempo immemore per inconciliabili visioni politiche. Solo quattro giorni fa la missiva dell’ex pm diretta a Palazzo Santa Lucia per un “incontro urgentissimo“. Ma dalla Regione, solo picche. Un De Luca lapidario, che l’ha giudicato “venditore di fumo con la manovella“.

Intanto, al netto della pedante dicotomia tra i due De, che talvolta assume i tratti di un ottuso egocentrismo politico, le categorie produttive di Napoli non smettono di protestare. Il malcontento e la sofferenza ha portato duecento persone tra commercianti, artigiani, proprietari di ristoranti e bar della movida, ieri, a manifestare sul lungomare con tanto di bare al seguito, a metaforizzare la lenta agonia di un settore sempre più sull’orlo del baratro. Chiara la richiesta: maggiore interlocuzione con le autorità.