Empori solidali, mense, servizi di assistenza, visite ai carcerati e sostegno alle loro famiglie sono solo alcune della attività che quotidianamente vengono svolte dai membri laici della “Società di san Vincenzo de’ Paoli“. Fu fondata nel 1833 dal beato Federico Ozanam, affinché “tutti i giovani di testa e di cuore si impegnassero in opere di carità“. Oggi, in Italia circa tredicimila volontari sono attivi per sostenere materialmente e spiritualmente chi è nel bisogno. Sono presenti in tutte le regioni e sono riuniti in una federazione. Ne è presidente nazionale il napoletano Antonio Gianfico, che ringraziamo per aver risposto ad alcune domande sui servizi messi in atto, soprattutto durante l’emergenza sociale causata dal coronavirus, in città e in regione.

D- La società quali azioni ha attivato a Napoli e in Campania?

R- In questo periodo di emergenza abbiamo moltiplicato i nostri sforzi, ma da sempre la “Società di San Vincenzo De Paoli” si prende cura, anche con modalità peculiari, delle persone che soffrono a causa della povertà, della solitudine, e qualsiasi altro disagio. A Napoli è operativa la mensa di Porta Capuana, che ogni giorno distribuisce pasti caldi. In questi giorni, per ridurre la diffusione del contagio, anziché offrire il servizio al tavolo, vengono preparati piatti da asporto. Nel capoluogo, come in tutta la regione, accanto agli abituali servizi di accoglienza e di ascolto, abbiamo attivato nuove modalità per offrire sostegno e vicinanza, anche tramite telefono e WhatsApp. Da alcune settimane stiamo sostenendo alcuni giovani studenti delle famiglie che seguiamo con ricariche di “giga” per aiutarli a seguire le lezioni tramite internet. Anche questo è un segno dell’epidemia. Accordi con le parrocchie ed altre associazioni ed organismi pastorali ci permettono di fare rete ed offrire un servizio ancora più capillare. Tra le tante iniziative sul territorio cito quella di Capri, dove, da sempre, offriamo un servizio ambulanza per il trasporto degli ammalati con speciali mezzi che si possono muovere più agilmente negli stretti vicoli. Sempre a Capri, proprio oggi, è stato siglato un accordo tra Comune, Protezione Civile e Società di San Vincenzo De Paoli, per fornire sostegno ai bisognosi durante l’emergenza covid19. Per l’occasione è stato istituito il numero 3476213455 riservato alle richieste d’aiuto dei cittadini capresi.

D- In cosa si differenzia l’opera di volontariato di un membro della Società da quella di altri laici?

R- Molti gruppi di laici si dedicano al volontariato e lo fanno in modo encomiabile. Tuttavia mi piace sottolineare che, il tipo di rapporto che si instaura tra un volontario della Società di San Vincenzo De Paoli e le persone che aiutiamo, è completamente diverso: si tratta di una relazione fondata sull’amicizia, paritetica, caratterizzata da un profondo rispetto per il nostro interlocutore e per le sue condizioni. Il carisma, che deriva dal nostro fondatore, il beato Antonio Federico Ozanam, ci spinge a non ricevere le persone in difficoltà in un ufficio, magari guardandole dall’alto di una scrivania, perché così loro si potrebbero sentire a disagio. Noi, invece, ci rechiamo direttamente nelle loro case: è quella che chiamiamo “visita a domicilio”. Chiediamo permesso e la richiesta riguarda il permesso di entrare, ma anche quello di aiutare. Spesso portiamo con noi un pacco, che contiene alimenti e generi di prima necessità, qualche volta diamo una mano ad affrontare le spese impreviste. Ma diventiamo sempre amici delle persone che affianchiamo. Costruiamo con loro una relazione duratura che si rafforza con una visita che si ripete periodicamente. Ci prendiamo cura, non solo delle necessità materiali, ma anche di accompagnare i più bisognosi in un percorso di crescita personale, finalizzato alla fuoriuscita dalla condizione di povertà.

D- C’è paura di contrarre il virus attraverso il contatto con l’altro: la prossimità è ancora possibile? O il messaggio cristiano è scalfito dalla virulenza dell’epidemia?

R- Io credo che l’assenza di contatto fisico non pregiudichi la prossimità. Le persone possono continuare ad incoraggiarsi, a confrontarsi, a sostenersi, anche parlando a distanza. Sia essa di un metro, o di qualche chilometro. In questa emergenza tutti noi abbiamo preso coscienza di quanto ci possano aiutare le tecnologie: una telefonata, un messaggio di WhatsApp, una videochiamata, sono tanti modi nuovi per mostrarsi vicini. E forse, da tutto questo, stiamo imparando ad essere un po’ più attenti ai bisogni dell’altro, un po’ più solidali. Riscopriamo il valore della condivisione in famiglia o tra vicini di casa, magari parlandoci da un balcone all’altro. Anche se il nostro modo di aiutare le persone in difficoltà è un po’ cambiato, la solidarietà non si è per nulla fermata: continuiamo, dove necessario, a recarci nelle case delle persone che affianchiamo, soprattutto da chi è allettato o in particolare difficoltà. Ed offriamo il servizio della spesa a domicilio per le persone anziane. Naturalmente lo facciamo con tutte le precauzioni del caso. Ma una mascherina non ci impedisce di sorridere con gli occhi e scambiare parole di conforto. No, il messaggio cristiano resta inalterato, anzi rafforzato dall’emergenza, perché aumenta l’attenzione con cui ci prendiamo cura del nostro prossimo.

D- In una società secolarizzata ed individualistica, nella quale oggi il singolo è chiamato all’autoisolamento per aiutare la collettività a ridurre il contagio, come si può trasformare la crisi in un’opportunità di promozione umana?

R- In questi giorni abbiamo più tempo per riflettere. Stiamo vivendo una crisi sconosciuta alle nostre generazioni. Qualcosa che ci spaventa e ci fa pensare. Alcuni di noi si stanno interrogando sul perché tutto questo stia accadendo. E, anche se non siamo capaci di trovare risposte, il solo fatto che le cerchiamo è un buon esercizio. Siamo meno distratti dai mille impegni della nostra vita frenetica: non dobbiamo più correre da un aperitivo alla palestra, dall’estetista alla lezione di pilates, e possiamo dedicarci alle buone letture, allo studio, a rivalutare il tempo trascorso con le nostre famiglie. Io credo che dovremmo, tutti quanti, non sprecare questo “tempo rallentato” e dedicarlo alle cose buone. E magari a coltivare un po’ il nostro spirito. La Società di San Vincenzo De Paoli è da sempre proiettata verso la promozione umana delle persone che affianca. Le accompagna, le fa crescere. In questi tempi anche a distanza. Un’iniziativa tra tante: il doposcuola via web. Perché non abbandoniamo nessuno, né i nostri bambini, che continuiamo a seguire con incontri video, né le loro famiglie. Il prendersi cura dei bisogni, la vicinanza, anche quando è mediata da una mascherina, la prossimità, anche attraverso le nuove tecnologie, l’infondere speranza e motivazione, l’impegno per il rispetto della dignità di ogni essere umano, sono caratteristiche fondamentali di ogni volontario della Società di San Vincenzo De Paoli.

D- La morte è entrata nelle nostre vite, dalle quali l’avevamo rimossa, quasi fossimo immortali. Di vita e di morte si parla anche nel vangelo di questa V domenica di Quaresima: Gesù “versa lacrime di dolore” per l’amico perduto. Quale messaggio possiamo trarne?

R- Io credo che questa terribile epidemia ci abbia fatto crescere. Un po’ come è costretto a maturare improvvisamente un figlio che assiste alla morte dei propri genitori. Di fronte al lutto, anche chi è abituato a prendere la vita con leggerezza, si sente investito di una pesante responsabilità. E, quando il dolore torna a livelli sopportabili, si scopre migliore, più attento, più coscienzioso. Confrontarsi con la morte fa questo effetto. Tutti noi abbiamo davanti agli occhi le atroci immagini dei convogli militari carichi di bare. Questo “schiaffo” alla nostra normalità ci risveglia dal torpore di un mondo che aveva dimenticato la morte. Ci troviamo così, d’un tratto, pienamente consapevoli della fragilità della vita umana. E questo ce la fa apprezzare ancora di più. Quello di Gesù che piange per la morte dell’amico Lazzaro è un brano che mi è molto caro, perché ci fa scoprire il lato più umano di Cristo. Ci insegna che, nel duello tra vita e morte, vince la vita. Vincono l’amore e l’amicizia, che sono proprio quei valori che noi volontari della Società di San Vincenzo De Paoli tanto promuoviamo. E anche ai tempi di covid19, vincerà l’umanità, perché nonostante le distanze è proprio l’umanità che unisce!

Contatti e link utili:

[1] tel: 3463274652 , 3476213455 (solo per chi risiede a Capri)
[2] http://www.sanvincenzoitalia.it
[3] https://www.facebook.com/alessandro.ginotta
[4] https://twitter.com/alexginotta