Da inizio marzo, il governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia. Il clima che da allora si respira è quello della paura, come in una guerra, solo che adesso anche un familiare che siede accanto a noi potrebbe nascondere un esplosivo. Quindi non tocchiamoci. Non baciamoci. Non abbracciamoci.

Prima di questo periodo avevamo giornate piene di cose da fare. Avevamo il lusso di passeggiare anche solo per il gusto di farlo. Avevamo il lusso di incontrare gli amici al bar per sorseggiare una birra. Tutte quelle cose che continuavamo a rimandare, come ad esempio il trascorrere un fine settimana fuori casa, non ci venivano negate da un decreto, ma dalla vita quotidiana che ci ha sempre richiesto di correre ed essere il più possibile produttivi. Il mare, che qui a Napoli è sempre stato vicinissimo a noi, sembra adesso lontanissimo. Quasi irraggiungibile. Tutto quello che fino a qualche mese fa facevamo con noia, adesso sembra suscitare nostalgia.

Coranvirus: la riscoperta dei valori

Per la prima volta le logiche del profitto e le priorità della macchina economica sono state messe da parte per far prevalere la salvaguardia dell’individuo. Per questo motivo, alla fine di questa emergenza da nuovo coronavirus potremmo andare incontro a tre possibili scenari. Il primo è che, banalmente, tutto torni come prima. Il secondo scenario potrebbe vedere il permanere di un approccio individualista e di chiusura verso il prossimo. Il terzo scenario, invece, sarà la conseguenza del modo in cui stiamo reimparando ad apprezzare una vita che davamo per scontata. La minore libertà ci sta concedendo di renderci conto di una fortuna che non sapevamo di avere: la libertà di scelta e i piccoli piaceri. Abbiamo abusato così tanto della parola Resilienza che adesso ci viene data l’opportunità di metterla in pratica, ovvero la capacità di assorbire un urto e superare un evento traumatico. Il risultato delle nostre vite frenetiche è quello che abbiamo visto soprattutto nelle prime settimane, quando molti hanno cancellato ogni pietà nel nome del mors tua vita mea, dando vita ad un brutale istinto di sopravvivenza. È forse questo il messaggio rivoluzionario di questa pandemia: fermiamoci un attimo e riflettiamo sul nostro menefreghismo e sulla nostra indifferenza che ci ha isolati nel nostro piccolo mondo.  

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