La Grecia fa discutere l’Europa e da una lezione ai primi della classe

Con altri due decessi resi noti l’8 aprile, sale a un totale di 83 il numero dei morti da covid-19 in Grecia, mentre i contagi arrivano a 1.884 su un totale di 32.528 tamponi effettuati. Sono numeri che fanno impallidire tutte le altre nazioni non solo d’Europa, ma del mondo. Non è solo una questione di popolazione meno numerosa o di densità abitativa più bassa, cosa che avrà certamente contribuito al basso numero dei contagi, dato che il 60% dei casi è registrato ad Atene. In Paesi europei con popolazione simile alla Grecia, ma con economie molto più solide come il Belgio, ci sono stati più di 2mila morti, e nei Paesi Bassi si contano circa 1.800 morti. Ma se in Grecia i casi di contagio sono circa 181 per milione di abitanti, mentre in Spagna sono più di 3mila per milione di abitanti, in Italia più di 2mila, in Francia 1.700 e in Germania 1.300, il motivo va ricercato soprattutto nell’intervento molto rapido del governo greco. Quando in Italia, primo Paese d’Europa colpito dal virus, il 9 marzo scorso è stato annunciato il lockdown, i morti erano già 463 e i contagiati 917; la prima morte da covid-19 è avvenuta il 22 febbraio in Lombardia, ma le scuole di tutto il paese sono state chiuse solamente il 9 marzo. Si discute su quanto sia stato tardivo questo provvedimento, ma c’è comunque da tener conto che siamo stati i primi in Europa, purtroppo, a esserne colpiti. E gli altri Paesi cos’hanno fatto? Nessuno, a parte la Grecia, ha fatto tesoro delle nostre disgrazie. Mentre in Germania, Francia e Spagna si viveva regolarmente senza alcuna restrizione e in Inghilterra il premier invocava l’immunità di gregge a inizio contagio (salvo poi finire lui stesso in terapia intensiva), in Grecia il governo ha agito prontamente: il 27 febbraio, quando è stato registrato il primo caso, ha subito annullato le celebrazioni del carnevale e imposto le prime misure restrittive; nei 15 giorni successivi ha chiuso scuole, università, tribunali, cinema, bar, ristoranti, palestre, musei, siti archeologici, spiagge, chiese e negozi non essenziali, e il 22 marzo era in lockdown senza aver registrato un decesso. Ma non si è fermato qui: il 9 aprile il governo greco ha annunciato che le misure restrittive saranno ulteriormente inasprite in vista della Pasqua ortodossa, che si celebrerà il 19 aprile. Temendo spostamenti nelle località turistiche, dove molti greci hanno la seconda abitazione, la polizia ellenica ha già istituito posti di blocco in tutto il paese presso i caselli autostradali, su strade secondarie e su strade regionali da e verso i centri urbani, mentre la Guardia costiera sta conducendo controlli nei porti. Il vice ministro per la Protezione civile, Nikos Hardalias, ha chiarito che sarà possibile muoversi negli aeroporti, porti, stazioni ferroviarie e stazioni degli autobus interurbani (Ktel), solo se in possesso di una dichiarazione in cui si autocertifichi che la destinazione prevista è la residenza del cittadino, chiarendo che queste misure saranno valide almeno fino al 27 aprile, termine previsto per la prima serrata annunciata dall’esecutivo. Cosa da non sottovalutare, è che ai trasgressori non solo viene elevata una multa di 300 euro, ma gli viene anche sospesa la patente di guida, un deterrente di cui in Italia non si è tenuto conto. Andando oltre e pensando al turismo estivo, fonte primaria dell’economia greca, Yiannis Retsos, presidente della Confederazione greca per il turismo, prevede che per giugno gli hotel potranno aprire normalmente ma, ovviamente, dovranno essere studiati protocolli per salvaguardare la salute dei turisti e dei greci. L’ipotesi è quella di fare test di massa a tutti i turisti che arriveranno in Grecia e richiedere un certificato sanitario a chi vuole entrare nel Paese. Ma al di là di ciò che accadrà in futuro, su cui si possono solo fare ipotesi, resta la lezione che la piccola Grecia ha dato all’Europa, che temeva la possibilità di contagio in un Paese con un’economia falcidiata dal decennio di ristrettezze volute proprio dall’Europa e che aveva causato, per restare solo in campo medico, la riduzione di tre quarti della spesa sanitaria nazionale. Col mondo in ginocchio a contare le vittime e i contagiati del covid-19, i greci hanno dimostrato che ancora oggi, e non solo nel V secolo a.C., possono essere di esempio per tutti. Peccato che nessuno li abbia seguiti.