Anche il comparto vitivinicolo sta vendo la sua ora più buia: l’emergenza Coronovirus sta mettendo a dura prova il settore, mentre all’orizzonte si delineano scenari ancora decisamente critici. Preoccupazione è stata palesata anche dal presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, Libero Rillo, che richiama l’attenzione sulla voce economica più importante del comprato agricolo sannita.


Il mondo del vino – dichiara Rillosi è praticamente fermato. Il fatturato delle aziende è crollato e i rischi per un settore vitale, che in Italia da lavoro a circa un milione e mezzo di operatori, sono veramente tanti. Nel Sannio il mondo del vino è composto da tante piccole tessere che vanno ad affiancare un corposo mondo della cooperazione. Parliamo, quindi, di aziende che si trovano oggi a fare i conti con l’allarme liquidità, che mette seriamente a rischio il loro futuro. In tantissimi casi, poi, queste aziende sono anche fortemente esposte dal punto di vista bancario per i tanti investimenti fatti negli ultimi anni”.


Ma oltre al vino è l’intero mondo agricolo campano a soffrire la serrata decisa dal governo, con alberghi, agriturismi, ristoranti e bar chiusi che si sono visti azzerare il fatturato per vi a del crollo dei consumi. “Stiamo ancora alle prese con l’emergenza sanitaria – prosegue il presidente Rillo -. Forse ne avremo per diverso tempo ancora. Ma occorre guardare avanti, progettare un futuro che forse avrà regole molto diverse da quelle registrate fino a oggi. Bisogna pensare alle misure da mettere in campo per far ripartire l’economia del vino, anche perché, mentre il mercato si è fermato, il ciclo della natura va avanti”.

Questo, per la vigna, rappresenta il momento della ripartenza con i trattamenti, la fase più impegnativa dal punto di vista economico. Trascorrere meno di cinque mesi, se tutto andrà bene, il comparto sarà alle prese con una nuova vendemmia. Tutto questo mentre in cantina non si muove nulla, se non veder lievitare i costi di produzione per il prolungamento del periodo di smaltimento del prodotto. “Al problema economico si sommerà così anche quello logistico – aggiunge Libero Rillo -. Ecco perché dobbiamo bene comprendere che le criticità, nel settore vino, saranno sempre maggiori man mano che passeranno le settimane, i mesi. Senza dimenticare che tutti questi problemi saranno comuni per le cantine italiane, francesi e spagnole, vale a dire i Paesi che producono il 50% della produzione mondiale di vino”.


Le richieste sono tante, come la distillazione di crisi, che prevede di destinare una parte delle giacenze ad una distillazione volontaria, che potrebbe, secondo il presidente del Consorzio, dare un respiro più dal punto di vista logistico che economico. Un percorso da compiere, considerato anche le richieste che giungono dall’industria farmaceutica e dei prodotti di igienizzanti, che fanno ricorso alle importazioni diventate nel frattempo ancora più impegnative considerata la difficoltà dei trasporti.


“Ora è il tempo che le istituzioni e la politica facciano la loro parte – conclude Rillo -. Iniziando dall’alto, dall’Europa, dove fino ad oggi non si registra una strategia seria comune per fronteggiare questa crisi epocale. Al Governo chiediamo misure che vadano a sostenere i mutui, non solo a dilazionarli e rinviarli. Abbiamo bisogno di agevolazioni fiscali e previdenziali per tutte le imprese agricole operanti nel settore vitivinicolo, senza le limitazioni previste dai decreti fin qui attuati. Ai Comuni, che sappiamo bene essere gli enti che affrontano questa crisi con maggiori compiti e con risorse minori sollecitiamo un tavolo di confronto per trovare insieme possibili soluzioni”.

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