Come più volte ribadito dai vari livelli istituzionali, la riuscita della Fase 2 passa dal contenimento del contagio e di eventuali focolai – da spegnere sul nascere. Sotto stretta osservazione, per questo, c’è l’ospedale Cardarelli di Napoli, che registra un altro caso di Coronavirus: una dottoressa del reparto di Medicina 2 infatti, è risultata positiva al tampone orofaringeo. Sale dunque a nove, il conto del bollettino interno – che vede infetti due dottoresse, un infermiere e sei pazienti. Tra l’altro, il 13 maggio scorso, tutto il personale sanitario è stato sottoposto a tamponi, mentre sarebbero ancora in corso le sanificazioni dei locali.

Il nodo centrale, ora, è arginare definitivamente il contagio. All’interno del nosocomio, in particolare i sindacati, si chiedono perché non si riesca nell’intento. Sussiste il rischio di un “focolaio endemico“, dicono. Innanzitutto, va detto che gli infermieri del reparto di Medicina 2, sono stati lasciati a casa, e sostituti da quelli della zona Covid-19 della palazzina H, ormai chiusa. Chi resta a pieno regime sono i camici bianchi, soprattutto di notte, quando svolgono le funzioni di medici di guardia padiglionali – cioè girano più aree dell’ospedale. La preoccupazione, in tal senso, è che questi potrebbero essere diventati vettori del contagio.

D’altra parte, Tiziana Ascione – una dei due infettivologi assoldati dal Cardarelli per monitorare costantemente la situazione interna – ritiene che ” in un ospedale dove si è continuata sempre ad assicurare l’assistenza sanitaria ai pazienti acuti, non si può azzerare la possibilità del contagio che però è stato contenuto al massimo” – dunque, prosegue – “si tratta di un numero estremamente basso rispetto alla proporzione con la totalità dei sanitari che lavora“.