La situazione all’interno dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dopo la notizia diffusa due giorni fa del nono caso di Coronavirus è ulteriormente peggiorata. I positivi infatti, sono saliti a 11 unità. Le forti preoccupazioni sono determinate dal fatto che il 13 maggio scorso tutti i dipendenti sono stati sottoposti ai tamponi orofaringei; senza dimenticare la sanificazione dei locali avvenuta contemporaneamente. In sostanza questo ristretto focolaio, concentrato nel reparto di Medicina 2, è scoppiato negli ultimi 15 giorni; lungi dall’essere, quindi, un residuo del picco di aprile.

La denuncia, non fine a se stessa ma corredata da analisi totali sulle condizioni ordinarie del Cardarelli – cioè ante Covid-19, viene da Nursing up, il Sindacato infermieri italiani, per bocca del presidente nazionale Antonio De Palma. “Carenza di personale, turni troppo spesso costruiti con confusione e approssimazione, dinamiche organizzative lacunose affidate a gestioni regionali eccessivamente autonome, manca uno Stato forte, capace di rifare, e bene, le regole sanitarie“. Fattori ordinari, questi, che contribuirebbero ad accentuare quelli straordinari – ovvero legati e provocati dal Coronavirus – “In pochissimi giorni 11 contagi all’interno di un ospedale sono davvero tanti, ma potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg di una situazione di pericolo che al Sud per fortuna non è mai esplosa“. Il sindacato di base dei Cobas invece, ha chiesto “un intervento dei Nas per effettuare tutte le verifiche del caso ed accertare eventuali responsabilità”

Sollecitata dalla crescente preoccupazione e dalla velocità con cui si diffondono le informazioni, è stata costretta ad intervenire la direzione strategica del Cardarelli, il quale – va ricordato – è anche e soprattutto un’azienda – che seppur pubblica – approva bilanci; ottiene ricavi: contempla dei costi. “L’attività di sorveglianza è costante da ieri mattina, per tutto il personale dell’ospedale (3500 tra medici e infermieri) sono scattati i tamponi – svolti da un laboratorio interno che fornisce gli esiti nel giro di 5, 6 ore“. Direzione che si fa forte anche delle dichiarazioni rilasciate da Tiziana Ascione – una dei due infettivologi assoldati dal Cardarelli per monitorare costantemente la situazione interna – “in un ospedale dove si è continuata sempre ad assicurare l’assistenza sanitaria ai pazienti acuti, non si può azzerare la possibilità del contagio che però è stato contenuto al massimo“.