Con 409 animali, numerose specie, tra cui molte razze in via di estinzione, e una grande varietà botanica, lo Zoo di Napoli (http://www.lozoodinapoli.it è oggi un centro di fervente ricerca e conservazione. Tra le tante specie che i visitatori possono ammirare, in un setting che risponde al massimo al fabbisogno degli animali, ci sono leoni, samiango, lemuri, alcuni esemplari di tigre, pappagalli, binturong, numerosi erbivori fra cui cammelli, zebre e cervi pomellati. Varie le specie di uccelli presenti, fra cui emù e struzzi, oltre a gru coronate, fenicotteri rosa, pellicani e cicogne.

Ma una delle aree maggiormente attese, che attrae i più piccini e lo avvicina alle sue controparti europee è quella della Fattoria: infatti questa è tra le più visitate perché è quella in cui i bambini possono entrare in diretto contatto con oche, conigli, capre ed altri animali domestici. Qui si svolgono corsi didattici che sono dei veri e propri percorsi di apprendimento che possono essere applicati su un qualsiasi tema naturale. 

Ma lo zoo di Napoli non è stato sempre così. La sua rinascita è cominciata nel 2013 con la nuova gestione che lo ha tirato fuori dall’abisso del fallimento e dell’abbandono. In un’intervista, Fiorella Saggese, curatore zoologico del parco ha raccontato a Napoliflas24, la storia del giardino zoologico, la sua rinascita e la sua missione:

Fiorella il giardino zoologico sembra essere nato originariamente come luogo di ricerca, ma nel corso degli anni ci sono stati dei problemi; poi qualche anno fa c’è stato il reportage di “Striscia la Notizia”, che denunciava lo stato in cui si trovavano gli animali, facendogli acquistare una reputazione piuttosto negativa. Qual è la storia dello Zoo di Napoli? cosa si deve in realtà sapere sul giardino zoologico?

Lo zoo nasce negli anni 40, per opera dell’architetto, Luigi Piccinato, e per l’impegno del direttore Franco Cuneo, in un luogo che si chiama Mostra d’Oltremare, creata proprio per mostrare le meraviglie che venivano da altri paesi, ‘d’oltre mare’ appunto. Queste curiosità e meraviglie esotiche venivano portate, in epoca fascista, in questo luogo la cui struttura ed architettura richiamano fortemente quel periodo. Lo zoo nasce come luogo di ricerca, che però in quell’epoca era intesa come un collezionare di animali esotici e rari da esporre al visitatore.

Lo zoo era quindi una sorta di vetrina in cui detenere tutta una serie di animali senza però fare attenzione a mantenere per loro condizioni di benessere. Così gli animali venivano tenuti in aree molto ristrette e l’intero zoo  era diviso in tanti piccoli spazi, creando in tal modo una collezione zoologica molto ampia, facendo vivere allo zoo un momento di grande fama. Infatti più era vasta la collezione zoologica di uno zoo, più la struttura era considerata prestigiosa. 

Lo zoo di Napoli era oltretutto, importantissimo a livello mondiale, perché il clima della città favoriva la riproduzione di animali esotici africani abituati a temperature molto calde, che, quindi si trovavano a Napoli in una condizione climatica familiare e favorevole per la riproduzione. E si sono avuti infatti casi molto importanti come quello dei rinoceronti, specie notoriamente difficile da riprodurre in cattività.

Poi con il passare del tempo, in seguito alla morte del primo direttore, ci sono stati una serie di fallimenti delle gestioni che si sono occupati dello zoo, fino ad arrivare al decennio dell’ultimo fallimento, dal 2003 al 2013, che è quello che maggiormente viene ricordato, e che ha fatto guadagnare allo zoo questa cattiva reputazione.

Sono stati fatti numerosi reportage a questo proposito, che raccontavano la realtà dall’interno, che era appunto una realtà di abbandono e non  una gestione vera propria. C’era all’epoca un curatore fallimentare dello zoo, che oltretutto è sempre stata un’istituzione privata, che occupando un suolo comunale, doveva quindi anche pagare il fitto alle autorità comunali.

Durante questo periodo di abbandono ci sono stati alcuni dipendenti, quelli storici, che sono rimasti anche senza ricevere stipendio, per prendersi cura alla meglio degli animali che venivano tenuti all’interno della struttura. Purtroppo per la mancanza di fondi, alcuni sono stati trovati in uno stato di denutrizione, altri  sono addirittura morti proprio per mancanza di cibo.  Questo è quello che è stato poi riportato in questi documentari sullo zoo di Napoli.

Nel 2013 quando il parco è ripartito con la  gestione attuale, ci sono stati tutta una serie di cambiamenti per avvicinare lo zoo a quello che è il modello europeo e mondiale di un centro di ricerca e conservazione.

E questo è attualmente lo zoo di Napoli, ma in generale gli zoo sono sempre stati un argomento molto controverso perché considerati diseducativi, soprattutto da quando si è sviluppata più coscienza sui diritti degli animali. Qual è l’attuale concetto di zoo?

Il ruolo dello zoo è cambiato rispetto a quello che aveva nei decenni passati ora è un luogo di ricerca e di conservazione e quindi assolutamente non è un posto diseducativo. Per quanto riguarda la ricerca, lo zoo collabora con istituzioni come università e centri di ricerca, per gestire le popolazioni di animali ospitati in cattività all’interno delle strutture zoologiche europee e mondiali. 

Ci sono una serie di programmi di reintroduzione delle specie il cui habitat sta scomparendo. Questa infatti, è una delle maggiori cause di estinzione di una specie: la distruzione dell’habitat. Quello che gli zoo cercano di creare è una sorta di arca di Noè, per conservare la genetica della popolazione, facendo aumentare i numeri degli esemplari all’interno dei parchi, per poi provare a reintrodurli in natura. Tutti vorremmo vedere questi animali nel loro habitat naturale, ma questi ambienti si stanno perdendo proprio a causa dell’effetto antropico e così attraverso gli zoo ci impegniamo a conservare le specie e la loro diversità. 

Cosa sta facendo lo zoo di Napoli, nello specifico, per cambiare la percezione negativa e per educare il pubblico alla conoscenza ed al rispetto per gli animali e per la natura?

Lo zoo assume un ruolo di polo didattico nell’avvicinare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente e a un concetto di ecosostenibilità.  Questo significa che lo zoo apre le porte alle scuole, dalla primaria alla secondaria, che vengono con i docenti e con le guide del Parco, visitando la struttura, imparando a conoscere gli animali che si trovano all’interno e il perché sono qui: se fanno parte di programmi di conservazione o se sono stati sottratti alla detenzione illegale da parte di privati. Gli animali tenuti negli zoo non sono mai catturati nel loro ambiente, ma sono tutti animali  nati in cattività, provenienti da altre strutture, circhi o privati che li detengono illegalmente.

  Gli studenti che fanno visita allo zoo, si dedicano ad attività  pratiche all’interno del parco, e possono entrare direttamente a contatto con alcuni degli animali, per esempio quelli della fattoria o fare delle attività proprio per avvicinarsi al mondo della ricerca etologica. Questi sono programmi di collaborazione che noi svolgiamo in particolare con le scuole superiori perché lo zoo è inserito nel piano di alternanza scuola lavoro e così cooperiamo con i licei durante tutto l’anno scolastico per portare avanti diversi progetti.  Quest’anno, per esempio, abbiamo fatto un progetto di ricerca applicata con l’Istituto Nitti, qui vicino a noi, che è venuto durante il periodo invernale e primaverile. Nel corso di queste visite, gli studenti hanno cominciato a conoscere gli elefanti, la natura di questi animali, a quali minacce sono sottoposti nel loro habitat, e il loro comportamento, anche in collaborazione con l’università per studiare la gestione di questi animali in cattività. 

Quali sono stati gli ultimi arrivi nello zoo?

Ci siamo concentrati per riportare all’interno dello zoo degli animali zoologicamente importanti, mi riferisco, in particolare, a quelle specie che sono maggiormente a rischio di estinzione, anche e soprattutto per favorirne la riproduzione in cattività, cercando di far aumentare i numeri di questi animali. Quest’anno abbiamo riportato all’interno del parco il Fossa del Madagascar che è un carnivoro tipico dell’isola di Madagascar e che vive soltanto lì. Lo zoo di Napoli storicamente ospitava questa specie per la riproduzione, poi per qualche decennio è sparita dal parco e quest’anno finalmente siamo riusciti a farlo ritornare. Questo è stato il nostro ultimo successo, lo scorso marzo. 

Quali altri animali avete intenzione di introdurre nel prossimo futuro?

Ogni anno naturalmente facciamo delle ricerche per sapere quali animali possiamo ospitare in base anche gli spazi che abbiamo a disposizione, perché facciamo molta attenzione alla creazione dell’habitat adatto alla specie. Diciamo che nell’immediato stiamo mirando a formare le coppie riproduttive, quindi vogliamo concentrarci sulla riproduzione di specie come la tigre di Sumatra o il leopardo dello Sri Lanka Che sono animali a rischio di estinzione. Come nuove specie quest’anno ci avvicineremo ancora una volta al mondo dei primati quindi sicuramente ci sarà qualche sorpresa in questi termini. 

Un’ultima domanda, quali sono gli eventi futuri per lo zoo?

Noi ci dedichiamo molto a portare il visitatore allo zoo non solo per conoscere la collezione zoologica, gli animali che ospitiamo nel parco, ma anche per eventi a livello familiare, perché questo oltre essere un parco di animali, è un parco botanico molto bello, con una ricchissima vegetazione, e nel breve termine ci siamo dedicati a far conoscere al pubblico napoletano il mondo dei dinosauri: animali estinti da milioni di anni, ma pur sempre animali. Quindi a breve dal 15 settembre fino al 15 ottobre ospiteremo, “Zoorassik”, un grande parco dei dinosauri con delle riproduzioni degli animali stessi nell’ordine di decine di metri, I visitatori dello zoo quindi potranno conoscere sia gli animali estinti, che quelli che tuteliamo e cerchiamo di non far estinguere.

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito ufficiale dello zoo cliccando sul link: http://www.lozoodinapoli.it/