Come un leit motiv, a maggior ragione se in campagna elettorale, Vincenzo De Luca torna a parlare del Concorso Ripam della Regione Campania: tra polemiche e ricorsi al Tar, la prima tranche si è conclusa mesi fa decretando 2500 idonei al tirocinio formativo. “Il nostro Piano per il Lavoro è entrato pienamente nella fase operativa – scrive in un breve post su facebook – alla fine di luglio sono state inserite nei Comuni e negli altri enti pubblici della Campania le prime 2500 persone selezionate attraverso il Concorsone. Sulla base del fabbisogno e delle disponibilità, vogliamo far assumere, a tempo indeterminato, nelle pubbliche amministrazioni campane 10mila persone“.

Senza citare date, tempi e modus operandi, De Luca esalta il fiore all’occhiello delle proprie politiche del lavoro, dimenticando però un fatto: 500 dei 2500 idonei sono stati esclusi dal tirocinio formativo, e contemporaneamente inseriti in una graduatoria di “riserve” dalla validità di soli due mesi, che rischia di far svanire il raggiungimento dell’agognato posto di lavoro. L’assurdità dell’accaduto, ha spinto una delegazione di 70 idonei a protestare il 31 luglio scorso davanti alla sede del Consiglio Regionale. “Vogliamo chiarezza e che non si faccia propaganda sulla nostra pelle, perché molti di noi che avevano delle aspettative ed hanno lasciato altre opportunità, ora rischiano di rimanere senza nulla” hanno affermato alcuni degli esclusi, che denunciano “singolari e farraginose modalità di svolgimento della procedura che hanno creato delle distorsioni tali da portare a selezionare meno profili tecnici di quelli richiesti e molti più amministrativi di quelli messi a concorso“. Un paradosso difficile da spiegare, soprattutto a chi ha investito tempo e speranze: nonostante i 6,5 milioni di euro investiti per le procedure concorsuali, non ci sono abbastanza enti per accogliere tutti gli idonei.

L’ultima parola sulla questione, De Luca l’ha proferita in una delle dirette pandemiche (precisamente quella del 5 giugno scorso, su facebook) durante la quale affermava che la Regione aveva la volontà di “inviarli (i 500 esclusi ndr) comunque al lavoro e di fornire ai diretti interessati, maggiori dettagli“. Da allora, nulla di fatto.