Risposte corrette riportate su foglietti, cover dei telefonini, algoritmo in grado di rispondere esattamente a tutti i quesiti e addirittura suggeritori che, in tempo reale e grazie ad un dispositivo bluetooth, suggerivano ai candidati.

Sono 151 i candidati finiti nei guai e accusati a vario titolo di truffa, ricettazione e altri reati. L’inchiesta è riferita al concorso per 300 posti nella polizia penitenziaria maschile e 100 in quella femminile che si è tenuto nel 2018.

Le indagini furono condotte dal Nucleo Investigativo Centrale della polizia penitenziaria e proprio grazie a quel lavoro investigativo, a cui hanno partecipato per la propria parte uomini della guardia di finanza, dopo le condanne in abbreviato per alcuni degli imputati del novembre scorso, la Procura di Napoli ha citato in giudizio tutti i beneficiari della corruzione e della rivelazione di segreto d’ufficio.

Nell’ambito delle indagini gli uomini del NIC hanno operato l’arresto di una decina di persone, accusate di essere in possesso delle risposte ai quiz e di averle vendute per decine di migliaia di euro. Gli sviluppi successivi hanno portato alla scoperta di un’associazione a delinquere costituita da una decina di persone operante nell’hinterland napoletano. I componenti della banda sono stati tutti arrestati e nel corso delle operazioni di perquisizione, il NIC ha sequestrato un fuoristrada Hummer oltre a denaro e altri oggetti.