Nel corso del webinar sul tema: Libertà religiosa, riti funebri e spazi per i defunti promosso dall’Università Giustino Fortunato, in collaborazione con atenei italiani e stranieri, il Presidente dell’UCOII, Yassine Lafram, ha sottolineato l’azione adattiva e attiva dell’Associazione delle Comunità islamiche in Italia durante la fase acuta della pandemia per affrontare la questione della sepoltura dei fedeli islamici, sottolineando come, considerata l’impossibilità del rimpatrio delle salme, si sia reso necessario, in linea con le possibilità offerte dalle disposizioni italiane e un concreto esercizio della libertà religiosa, fungere da pressante stimolo alle autorità comunali e prefettizie per aumentare le aree cimiteriali dedicate alla sepoltura islamica

Tali aree sono passate dalle 48 pre-pandemia alle oltre 100 odierne. “La pandemia – ha aggiunto Lafram – ha acutizzato i problemi che i fedeli di religione islamica hanno in diversi ambiti dell’esercizio del proprio culto in Italia. 

E’ urgente anche far uscire dal mimetismo giuridico i luoghi di culto islamici e risolvere il problema delle intese con il Governo Italiano. Non è sufficiente trincerarsi dietro il riferimento alla mancanza di unità nell’Islam per giustificare la mancanza di un’intesa. L’esperienza delle confessioni religiose protestanti e buddiste chiarisce che è possibile addivenire anche a diverse intese con le diverse comunità islamiche presenti in Italia”.

La Presidente della Commissione Welfare e politiche sociali dell’ANCI, Edi Cicchi, ha manifestato la piena disponibilità sua e anche della Commissione immigrazione a lavorare sinergicamente con le confessioni religiose interessate per trovare una soluzione alla questione degli spazi cimiteriali acattolici. 

Siamo a un passaggio fondamentale per una piena integrazione ed inclusione delle comunità migrate perché gli spazi per i defunti sono fortemente identitari” ha specificato Anna Gianfreda docente di diritto ecclesiastico dell’Università Cattolica. 

Anche attraverso il confronto ed il dialogo sul tema della ritualità funeraria – ha dichiarato Angela Maria Falà, Presidente del Tavolo interreligioso di Roma – passa quel necessario processo di sensibilizzazione e conoscenza dell’altro che ci porta a superare la paura della diversità”. 


I lavori sono stati aperti da Paolo Palumbo, docente dell’Unifortunato e promotore dell’iniziativa, che ha ricordato come la l’esperienza del lutto nella pandemia abbia dimostrato che non sia possibile prescindere dall’importanza dei riti di passaggio ma “sono ancora troppi gli elementi di complessità che riguardano la tutela della libertà religiosa nella gestione della morte. 

E’ rimasta scoperta quell’appartenenza comune come fratelli, di cui la morte è paradigmatica, ma è ancora lontana una laicità che sia reale salvaguardia della libertà di religione per tutti”.